Gravina, Malagò, Abete, Del Piero o Maldini... Dimissioni e manovre, chi sarà il prossimo presidente Figc?

Gravina, Malagò, Abete, Del Piero o Maldini... Dimissioni e manovre, chi sarà il prossimo presidente Figc?

Gravina, Malagò, Abete, Del Piero o Maldini... Dimissioni e manovre, chi sarà il prossimo presidente Figc?

Cosa succederà ai vertici della Federazione Italiana Gioco Calcio dopo l’esclusione (la terza consecutiva) della Nazionale dalla fase finale dei Mondiali

Il presidente della Figc, Andrea Gravina, l'ex presidente del Coni, Giovanni Malagò e il ministro dello Sport, Andrea Abodi

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Milano, 1 aprile 2025 – "Chiederò a Gravina di dimettersi", da lui mi aspetto un sussulto di dignità". Così parlò Andrea Abodi, il Ministro dello Sport che si fa portavoce del Governo e di 60 milioni di ct delusi ben sapendo che non può essere la politica a prendere decisioni in materia. Il presidente della Figc ha resistito ai flop del 2022 e 2024, è stato rieletto un anno fa con il 98,7% ma oggi il suo consenso anche ai piani alti del palazzo romano di via Allegri è in calo. Tanto più che la serie A (quindi la Lega Calcio, con sede in via Rosellini a Milano) spinge per Giovanni Malagò, ex numero uno del Coni e reduce dalla brillante avventura olimpica alla guida della Fondazione Milano-Cortina 2026.

Quali dunque gli scenari per la nostra Nazionale da qui alla prossima estate? Visto il malumore generale e le forti pressioni dal mondo politico e sportivo per le sue dimissioni, Gravina ha deciso di convocare per giovedì 2 aprile una riunione con tutte le componenti (sono sei, tutte quelle che lo hanno convocato: Serie A, Serie B, Serie C, Lega Nazionale Dilettanti, Assoallenatori e Assocalciatori) per sondarne l’orientamento in vista del Consiglio Federale della prossima settimana. Quello della possibile resa dei conti.

Un appuntamento con un finale non scritto ma prevedibile, dal quale il numero uno del calcio italiano potrebbe uscirne in punta di piedi, magari mantenendo un ruolo in chiave Europei. Ma questo, forse, è un discorso prematuro.

Una cosa è certa: tutto ciò che è successo in Bosnia poco prima della mezzanotte a seguito della sconfitta ai rigori, era stato studiato a tavolino, nei minimi dettagli. Faticoso e doloroso prepararsi il sermoncino e delineare possibili strategie, ma nulla è stato improvvisato. Chi conosce bene il presidente federale sa bene che aveva prospettato anche l'ipotesi più cupa: quindi, tutti davanti alle telecamere per chiedere scusa ma non certo per dimettersi. Il presidente Gravina, l'uomo che aveva nominato Luciano Spalletti ct (non è il mestiere dell'uomo di Certaldo) salvo poi silurarlo in corso d'opera. Con lui vicino Gigi Buffon, dirigente carismatico ma improvvisato, il quale ha poi suggerito di prendere Rino Gattuso nel disperato tentativo di acciuffare il Mondiale.

Ad oggi Gravina vuol restare dov'è e anche per questo la prima cosa che ha fatto è stata quella di confermare il ct (che però non vuol parlare del suo futuro) e lo stesso Buffon (al quale, invece, è tornato il fastidioso "mal di pancia" post europeo, con la differenza che stavolta sarebbe davvero deciso a mollare tutto). Questo è quel che è accaduto nella notte fra martedì e mercoledì.

Sono seguite ore concitate, fra sms, telefonate, esternazioni sparse. Dopo aver parlato Gravina ha preferito osservare e riflettere. Sapeva che sarebbe arrivato lo tsunami con richiesta di dimissioni (infatti dopo la partita si era subito espresso sul tema) non solo sul fronte politico ma pure su quello sportivo (Aurelio De Laurentiis in "primis").

A dire il vero Gravina non teme le critiche o spietati attacchi frontali ("Al coro di richieste di dimissioni sono piuttosto abituato", ha ribadito dopo la partita) e finora si è sempre fatto scivolare tutto addosso. Ma qualcosa potrebbe cambiare, compreso l'atteggiamento di una parte dei suoi alleati, che la settimana prossima potrebbero davvero chiedergli di fare un passo indietro durante il Consiglio Federale. "Sia chiaro, quanto è accaduto non può essere imputato a Gravina, non ha certamente lui colpe per la sconfitta in Bosnia – dicono i bene informati –. La prima ad assumersi le responsabilità dovrebbe essere la Lega Calcio che però se ne lava le mani, che fa quel che vuole nelle mani di qualche presidente attaccabrighe. Siamo tutti ingessati all'interno di un sistema".

Per questo motivo Gravina vorrebbe restare, convinto di essere appoggiato dai suoi più stretti collaboratori, dentro e fuori lo spogliatoio. Ma avendo rispetto per i suoi elettori, vuole incontrarli prima di confrontarsi in Consiglio Federale dove lì, davvero, potrebbe emergere la vera e inattesa spaccatura. Il motivo è semplice: nel 2014 Abete se ne andò dopo la figuraccia in Brasile, nel 2018 (sotto pressione proprio di Gravina) Tavecchio si dimise dopo l'eliminazione in casa ad opera della Svezia, e nel 2022, dopo la disfatta con la Macedonia del Nord, si salvò miracolosamente per aver vinto l'Europeo un anno prima.

"Lui ha scelto Spalletti, come era suo diritto, senza consultare i consiglieri. Però ora li convoca per chiedere un appoggio mentre tutti chiedono le dimissioni. E' abbastanza imbarazzante", gli spifferi di corridoio.

Probabile che il Consiglio Federale chieda al presidente un'azione di responsabilità per essere tolti dall'impiccio. E Gravina riflette. Se la situazione dovesse diventare troppo difficile da sostenere, sarebbe pronto anche a farsi da parte ma spingerebbe per il ritorno al suo posto di Giancarlo Abete, a cui è legato da sempre e senza il cui appoggio non sarebbe mai riuscito a vincere in tre elezioni consecutive. Non è un caso che nei giorni scorsi quest'ultimo abbia convocato il Consiglio di Lega Dilettanti dove si è deciso di appoggiare a prescindere le scelte di Gravina. Che a quel punto non uscirebbe di scena ma manterrebbe un ruolo anche in chiave Europei, lui pure che è uno dei vicepresidenti Uefa più apprezzati dal presidente Ceferin.

C'è poi un altro scenario, di cui si discute da settimane nei salotti del calcio. Se Gravina non dovesse dimettersi e quindi non indire nuove elezioni entro i prossimi 60-90 giorni, potrebbe intervenire il Coni (su spinta del Governo) per commissariare la Figc.

Non per motivazioni sportive ma per le enormi perdite economiche che anche questo flop mondiale ha causato e che si aggirano sui 30 milioni di euro (6 già discussi nell'ultimo Consiglio, altri 20 per la mancata partecipazione all'evento più le clausole di riduzione che diminuirebbero i contributi degli sponsor).

In questo caso Giovanni Malagò potrebbe assumere la carica temporanea (fra i 6 e i 18 mesi) in attesa di nuove elezioni. Ma poi si ritornerebbe al punto di partenza: chi si accomoderebbe sulla poltrona di presidente? C'è chi spinge per Beppe Marotta, ma il presidente dell'Inter non vorrebbe muoversi da Viale della Liberazione prima del 2028. In caso contrario i Palazzi del pallone, anziché trovarsi fra i piedi un politico, spingerebbero per qualche ex campione del passato: due anni fa si parlò a lungo di Alessandro Del Piero, ora rimbalza il nome di Paolo Maldini.

In ultimo, ma non meno importante, l'argomento allenatore. "Restiamo tutti fino a giugno, ne riparliamo a giugno", il coro nel post-partita dallo spogliatoio azzurro. Il motivo è semplice: se non dovesse restare Gattuso, si punterebbe su un allenatore sotto contratto: Antonio Conte tornerebbe più che volentieri ad allenare la Nazionale ("Ho un percorso da concludere", disse un paio d'anni fa), Massimiliano Allegri potrebbe essere anche lui un ottimo selezionatore, mentre Stefano Pioli (in tribuna a Bergamo) era stata un'opzione del passato. Attenzione al possibile Mancini-bis: dopo l'esonero di Spalletti aveva dato disponibilità, ma in Casa Azzurri non tutti erano favorevoli. Con Giovanni Malagò commissario sarebbe il tecnico marchigiano il candidato numero uno per la panchina dell'Italia.

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