Quindici anni di Irccs: "Terapie innovative, cambiato l’approccio a tante patologie"
Oltre ai dieci anni del Core, un altro traguardo importante per l’Ausl. Il direttore scientifico Antonino Neri: "L’Ai è il presente e imprescindibile. Siamo attrattivi per i giovani talenti, ma disparità di salario con l’estero".
di Giulia BeneventiQuindici anni di Irccs (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) di Reggio Emilia: un’altra ricorrenza, oltre ai dieci anni del Core, che segna un traguardo importante per la sanità locale.
Nel marzo 2011 l’Arcispedale Santa Maria Nuova ha ottenuto ufficialmente dal Ministero della Salute il riconoscimento di Irccs in Tecnologie Avanzate e Modelli Assistenziali in Oncologia; da quel momento, in sostanza, l’attività ospedaliera non si è più limitata a curare ma anche a studiare, attivando un circolo virtuoso tra i laboratori di ricerca e i reparti ospedalieri.
"Le nuove conoscenze che derivano dalla ricerca possono davvero fare la differenza, perché permettono di sviluppare strumenti più innovativi per la prevenzione, la diagnosi, il trattamento e la riabilitazione dei pazienti oncologici – afferma il direttore scientifico dell’Irccs di Reggio, professor Antonino Neri –. In questi anni, la spinta verso il miglioramento ha portato l’Istituto a essere un punto di riferimento".
Direttore, ricevere il riconoscimento ministeriale è stato ed è un elemento di prestigio, ma cosa significa concretamente essere un Irccs?
"Essere riconosciuti come Irccs, ed essere poi confermati con cadenza regolare, vuol dire soddisfare criteri di valutazione molto stringenti da parte del Ministero della Salute in ambito clinico e di ricerca. Ci consente di accedere a finanziamenti specifici (l’ultimo finanziamento ministeriale aggiornato al 2024 è di 2,6 milioni di euro, ndr) per la ricerca e anche per l’assistenza, inoltre ci porta a lavorare in rete con i migliori centri oncologici nazionali e internazionali".
Oncologia: quali passi avanti sono stati fatti?
"L’evoluzione è stata fortissima. Innanzitutto, abbiamo a disposizione terapie innovative che hanno cambiato radicalmente l’approccio a molte patologie. Penso alle immunoterapie, ai farmaci a bersaglio molecolare, alle terapie innovative come le Car-T, che a Reggio siamo in grado di proporre ai pazienti con neoplasie linfoidi. E poi gli approcci di teranostica in medicina nucleare, che abbinano la diagnostica alla terapia, o la biopsia liquida. Le innovazioni hanno riguardato anche i percorsi assistenziali e la prevenzione, a cominciare dagli screening. Lo stesso vale per la ricerca di base e traslazionale".
"È la parte della ricerca più legata al laboratorio, che ha vissuto anni di profonda evoluzione con l’avvento degli approcci di sequenziamento di nuova generazione e l’integrazione con i modelli di intelligenza artificiale. Oggi la ricerca è cambiata completamente e continuerà a cambiare a velocità sempre più alte".
Che ruolo ha l’intelligenza artificiale nella ricerca?
"Non è più soltanto il futuro, è già il presente ed è imprescindibile: le nostre tecnologie producono tali quantità di dati che non sarebbe possibile analizzarle senza l’ausilio dell’intelligenza artificiale. Supporta anche le altre fasi della ricerca, dall’analisi della letteratura alla conduzione dei progetti, alla scrittura degli articoli. Però attenzione, non potrà mai sostituire il ricercatore".
Riuscite a trattenere giovani talenti e ad attrarre ricercatori dall’estero?
"L’Irccs di Reggio è molto attrattivo per i giovani ricercatori, perché offre la possibilità di lavorare su piattaforme innovative e sviluppa ricerca anche in aree socio-sanitarie, che non sono comuni. Penso ad esempio alla nostra ricerca sul rientro al lavoro post trattamento oncologico. Negli ultimi anni grazie al nuovo contratto della ricerca siamo riusciti a frenare il turnover dei ricercatori e dei collaboratori di ricerca, che storicamente era fortissimo a causa dei contratti troppo precari".
Quindi la situazione è risolta?
"Non ancora, purtroppo, e soprattutto non riusciamo ad essere davvero attrattivi verso i giovani ricercatori che operano all’estero, dove gli stipendi sono mediamente molto più alti. Devo dire però che la maggior parte dei nostri ricercatori ha trascorso periodi di lavoro e formazione all’estero, generando attive collaborazioni che rappresentano un importante presupposto per lo sviluppo di progetti innovativi".
Se dovesse scegliere una scoperta o un progetto nato qui che ha influenzato la ricerca a livello anche internazionale, quale sarebbe?
"Abbiamo contribuito da protagonisti alle ricerche che hanno completamente cambiato lo screening del tumore della cervice uterina e portato allo sviluppo dello screening del tumore del polmone. Negli ultimissimi anni con le nostre ricerche abbiamo orientato le linee guida sulla gestione dei pazienti fragili affetti da linfoma e sulla terapia in pazienti con tumori colorettali metastatici. I risultati dei nostri progetti in ambito di ricerca sperimentale sui meccanismi molecolari di sviluppo e progressione dei tumori hanno ottenuto grandi riconoscimenti nazionali e internazionali, con pubblicazioni su riviste prestigiose e 13 progetti di ricerca pluriennali finanziati da enti come Ministero della Salute, Ministero della Ricerca, Fondazione Airc, Commissione Europea. Il valore dei nostri grant attivi (finanziamenti economici da enti pubblici o privati assegnati in base a una proposta di progetto, ndr) supera complessivamente i 6 milioni di euro".
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