Manifestazione sabato 14 marzo, perché si protesta: quali sono “tutti i no” |
Organizzata una manifestazione sabato 14 marzo a Bologna (Foto di Massimiliano Donati / Fotoschicchi)
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Bologna, 12 marzo 2026 - "La cura non è reato". Sabato 14 ci sarà la manifestazione regionale contro il governo Meloni, la guerra e un Cpr in Emilia-Romagna, organizzata da Làbas e altre 60 sigle aderenti. Il progetto: "Una serie di 'no' secchi, per una migliore società. Sì, invece, alla giustizia ecologica, all'Ue delle città ribelli, agli spazi sociali, alla libertà di movimento e alla cultura libertà", scrive Làbas nel manifesto che annuncia l'evento del fine settimana. Nel quadriportico di Vicolo Bolognetti, il municipio sociale autogestito, insieme ad altre associazioni, ha descritto in una conferenza stampa i punti della protesta.
Una primavera di lotta: i punti della protesta
Memoria storica, decreto sicurezza, referendum e guerra. "L'appello è a tutti i bolognesi e gli emiliano-romagnoli", apre Maddalena del municipio sociale. "L'iniziativa nasce tenendo insieme questi aspetti. Il Ddl sicurezza colpisce chi protesta. Inoltre, a una settimana dal referendum, parleremo anche nella nostra forte opposizione a questo attacco alla magistratura e a tutte le istituzioni che tengono in piedi la democrazia", continua.
"Lager di stato" e "luoghi di umiliazione delle persone". Così vengono descritti i Cpr. Secondo Rossella Vigneri, presidente Arci Bologna, e gli altri relatori presenti: "Dobbiamo unirci, nonostante le differenze, per costruire un'opposizione e un'alternativa alle proposte di questo governo – racconta –. La scorsa settimana Piantedosi, che ormai sta più a Bologna che a Roma, ha attaccato i movimenti contro la guerra. Viviamo un momento in cui il diritto internazionale viene calpestato costantemente". Però, "secondo loro il problema è chi si oppone alla guerra. Allora, la responsabilità è del governo che ogni giorno schiaccia cittadini e cittadine, investendo sempre meno fondi su welfare e scuola, con modalità intimidatorie", continua Vigneri, che poi elenca alcuni temi al centro dell'attenzione dei bolognesi. "Cura delle persone, delle fragilità e invertire la narrativa che colpisce sempre di più chi è ai margini. I Cpr sono luoghi aberranti. Non c'è possibilità di riformare questi centri", dice Vigneri.
Il percorso della manifestazione
La manifestazione partirà da piazza XX Settembre e percorrerà poi via Indipendenza - dopo la riapertura dei cantieri - per poi passare in via Rizzoli, Ugo Bassi, piazza del Nettuno e piazza Maggiore. Poi, se i numeri lo consentiranno, si chiuderà in piazza San Francesco.
Sulle proteste al Pilastro
Si è parlato anche delle proteste al Pilastro. Tutti i relatori concordano: "Opposizione al progetto di Italia di Giorgia Meloni. La città dica no all'utilizzo che Piantedosi fa della polizia e delle forze dell'ordine. Bologna può essere libera da tutto questo. Siamo preoccupati, il tema della sicurezza non è strumentale, riguarda tutti noi e anche la nostra libertà di manifestazione. Una ragazza ha perso un occhio per il lancio di un lacrimogeno ad altezza uomo. Inaccettabile".
Sull'appello del sindaco Matteo Lepore
Il sindaco Matteo Lepore nei giorni scorsi ha affermato: "Mi ha fatto molto riflettere che qualcuno abbia inserito lo slogan contro il Museo dei bambini, mentre il governo sta per proporre un Cpr a Bologna e nessuno ha detto niente – ha detto il sindaco nei giorni scorsi –. Per questo sorprende vedere tante persone, a volte con toni duri, contro un cantiere che porta un progetto educativo e nessuna reazione sull’ipotesi di un Centro di permanenza per i rimpatri". A febbraio "abbiamo fatto una manifestazione e ancor prima un'assemblea al Tpo con centinaia di persone che combattono e stanno combattendo affinché non venga fatto il Cpr. Già nel 2023 è stato impedito una prima volta. Piantedosi sta facendo campagna elettorale sulla pelle degli invisibili. Il ministro dell'Interno si dia una calmata", rispondono i relatori al Làbas.
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