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Dibattito impedito dai collettivi a Bologna. Il giurista: “Clima malato, ho paura” /

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13.03.2026

Il picchetto del collettivo Cua per impedire il dibattito. Sotto, il prof Luca Mezzetti

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Bologna, 13 marzo 2026 – La Digos è al lavoro per identificare i giovani del collettivo Cua che l’altra sera hanno impedito un dibattito sulla riforma della giustizia organizzato all’Università di Bologna da Azione universitaria, l’associazione studentesca di destra. I relatori erano i docenti dell’Unibo Nicola Mazzacuva, sostenitore del sì (come Azione universitaria), e Luca Mezzetti, che avrebbe parlato da tecnico non schierato. Il collettivo ha occupato l’aula, impedendo il dibattito, e alcuni ragazzi hanno anche aggredito due studenti che volevano entrare. Uno dei due ieri ha presentato denuncia. La Digos sta appunto visionando le immagini per identificare gli occupanti, una cinquantina, e i giovani autori dell’aggressione. Saranno tutti denunciati.

Nel frattempo, ieri sulla vicenda è intervenuto il rettore Giovanni Molari durante un evento all’Unibo sul referendum con 400 studenti: “Quello che è successo è un episodio grave che sollecita una riflessione e induce a esprimere subito la solidarietà e la vicinanza ai nostri due studenti che sono qui presenti e che ieri (mercoledì; ndr) sono stati aggrediti in via Belmeloro”. L’incontro di Azione universitaria, “non aveva completato l’iter di autorizzazione, ma gli organizzatori erano in buona fede. Lo organizzeranno in un’altra occasione. L’impegno – ha chiuso Molari – è che ogni discussione sul referendum organizzata da associazioni studentesche o docenti sia improntata al massimo equilibrio e pluralismo”.

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"Io ho paura. Lo confesso, quando mercoledì pomeriggio sono tornato a casa dopo l’evento saltato e quando la mattina successiva sono tornato in facoltà per fare lezione avevo paura. Chi mi assicura, infatti, che qualcuno di questi esagitati non mi prenda e mi meni solo perché ho cercato di portare il mio contributo tecnico nel dibattito sulla riforma della giustizia?”. Luca Mezzetti, ordinario di Diritto costituzionale all’Alma Mater nonché direttore della Scuola superiore di Studi giuridici, è stato involontario protagonista di un caso che sta suscitando parecchie polemiche a Bologna. Mezzetti e il collega Nicola Mazzacuva avrebbero dovuto parlare del referendum all’Università in un evento organizzato da Azione universitaria, ma il collettivo Cua ha occupato l’aula e ha fatto saltare il dibattito.

Professor Mezzetti, come giudica quello che è successo?

"È una vicenda che mi intristisce molto. Non era un’iniziativa per il Sì, era un incontro per esaminare la riforma. Impedire l’evento è stato un atto fascista da parte dei collettivi. E dare del fascista a chi voleva partecipare, impedendogli di parlare, equivale a dare del fascista a se stesso. Questo mi fa capire che viviamo in una democrazia malata e per me, che insegno Diritto costituzionale, ammetterlo è una sconfitta. Peraltro la mia famiglia fu perseguitata dai nazi-fascisti in tempo di guerra. Mio nonno e mia mamma furono cacciati di casa nel giro di 30 minuti, fuggirono portando con loro tre galline e si rifugiarono da mia zia”.

Lei quindi ora ha paura?

“Sì, ho paura. Lo ripeto. Quando ho visto la situazione che si era creata al dibattito, ho deciso, d’intesa con il direttore del Dipartimento Federico Casolari, di rinunciare e andare a casa per non mettere in pericolo i tanti studenti pacifici che volevano partecipare. Poi stamattina (ieri per chi legge; ndr) sono andato a far lezione. In entrambi i casi ho avuto paura, perché nulla vieta che questi esagitati possano aggredirm”.

Il clima è peggiorato rispetto al passato?

“Frequento l’università da 42 anni e vivo da sempre a Bologna. Il clima si è esacerbato, polarizzato. Si parla per slogan, senza approfondire né argomentare. Sulla riforma della giustizia non si entra nel merito, si mettono solo delle etichette di destra o sinistra a seconda che uno propenda per il Sì o per il No. Si fanno chiacchiere da bar e poi si arriva ad atti di censura”.

Vede anticorpi nella società?

“C’è troppa tolleranza da parte della politica, dell’ateneo, della comunità studentesca. La società si è assuefatta alla prepotenza. Le faccio un esempio...”.

“Giorni fa sono andato alla biblioteca della facoltà di Filosofia per prendere un libro e ho trovato delle transenne messe da alcuni giovani del collettivo Cua. Non mi hanno fatto passare. Allora io mi chiedo: è possibile che un servizio pubblico possa essere interrotto a causa di così poche persone? Non sarebbe opportuno un intervento risoluto per ripristinare il servizio, tipo togliere quelle transenne? E questo discorso vale in generale, a prescindere dalla parte politica. Il problema è che c’è troppa tolleranza, mentre sarebbe ora di finirla con questo stucchevole buonismo. Non si può sempre temere di far intervenire le forze dell’ordine solo per un’eventuale reazione dell’opinione pubblica”.

“Sarò all’estero per un convegno, quindi non andrò a votare. Ma da tecnico posso dire che la riforma, pur se migliorabile, presenta più aspetti positivi che negativi. Il binomio pm-giudice non è più accettabile, il giudice deve essere terzo rispetto alle parti. È una questione che attiene ai diritti della persona. Il punto chiave, però, è che ognuno può avere l’opinione che vuole, senza per questo essere attaccato, etichettato o censurato”.

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