Bologna, applausi e rimpianti. Dominio rossoblù e magia di Berna. Joao Mario regala il pari alla Roma. L’Europa passerà dall’Olimpico |
Tutto nella ripresa: apre il 10, palo di Malen, poi l’1-1 di Pellegrini su erroraccio del terzino e traversa di Vitik. Ma l’andata degli Ottavi segna il ritorno dei ragazzi di Italiano su grandi livelli: tra sette giorni il secondo atto.
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Nello scenario post-apocalittico delle italiane in Europa, un fascio di luce arriva dal Dall’Ara: c’è ancora vita sul pianeta Bologna. Eccome se c’è. La sostanza nell’andata degli Ottavi con la Roma è molto più grande di quanto la forma racconti. Uno a uno il risultato, che condanna il popolo rossoblù a una settimana di passione. Ma la prestazione autorevole e convinta contro la più quotata Roma di Gasperini è un atto di espiazione vera e propria, per i ragazzi di Italiano, che arrivavano pieni di ’peccati’ al grande evento.
E invece la notte di Europa League restituisce a tutti gli effetti il vero Bologna, quello annacquato in campionato, ma che in coppa ha sempre le bollicine. Tolto il ko al debutto con l’Aston Villa - peraltro possibile avversario agli ipotetici quarti dopo lo 0-1 a Lille -, quello di ieri è il decimo risultato utile di fila: un certificato di qualità sul lavoro e la conferma che nel tritacarne del giovedì-domenica, qualcosa lo devi lasciare per forza. A meno che non hai due squadre: e il Bologna non le ha, se Lucumi e Castro le giocano tutte.
Italiano doveva gestire la pressione enorme, dopo il clamoroso ko di domenica col Verona e in uno stadio che da casa è diventato una irrisolvibile escape room (sette sconfitte nelle ultime nove gare). Dall’altra, Gasp doveva fronteggiare una grave emorragia di formazione, con Konè ultimo assente di una lista eterna (Angelino, Soulè, Dybala, Ferguson, Dovbyk, lo squalificato Mancini e il fuori lista Venturino). Altroché giochisti: c’era per entrambi da restare in vita.
Se, però, c’è stata una squadra che questa partita ha provato seriamente a vincerla dall’inizio alla fine, quella squadra è stata il Bologna. L’unità di misura è quella dei rimpianti: molto più grandi quelli dei rossoblù, che per settanta minuti tondi hanno governato il match, passando in vantaggio al 5’ della ripresa con un sinistro a giro di Bernardeschi, su meraviglioso assist di un Rowe ancora on fire. Un tiro perfetto per battere uno Svilar quasi perfetto, che si era superato al 44’ del primo tempo su un altro arcobaleno del dieci, e aveva negato a Pobega il colpo del 2-0 e del probabile ko (15’).
La scena se l’è presa anche Donyell Malen che non ha segnato, ma – santo cielo – quante cose belle ha fatto. Bravo Casale, titolare a sorpresa, a limitare l’olandese che, però, ha un fatturato da campione: nei due palloni veri che gli sono capitati, ha preso un palo (8’ della ripresa, subito dopo il gol di Berna) e ricamato l’assist per Pellegrini, entrato da poco. Qualcuno griderà alla mossa azzeccata di Gasp, ma la verità è che a decidere la gara è stata la mossa azzardata di Joao Mario che su un campanile innocuo di Svilar sulla trequarti ha sbagliato lo stop, regalando il pallone del pari, sull’asse Cristante-Malen. Roba da mani nei capelli, se Italiano li avesse. La traversa di Vitik all’88’ aumenta l’amarezza perché all’Olimpico sarebbe stata dura anche vincendo: figuriamoci adesso.
Al ritorno la palla passa a Gasp che, davanti ai settantamila dell’Olimpico, dovrà giocoforza provare a imporre il suo calcio. Prima, però, c’è la trasferta di Como, dove domenica la Roma si gioca un bel pezzo di Champions, mentre i rossoblù saranno impegnati a casa Sassuolo. Preparate i pop-corn: il finale di questo film sarà molto lungo.
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