Rossato: da comprimario a idolo della curva: "Ho faticato a trovare il feeling col campo" |
Riccardo Rossato, 29 anni
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Nel filotto di cinque vittorie consecutive che hanno proiettato l’Una Hotels in zona playoff e al ruolo di capolista del girone di ritorno, una discreta quota di meriti li ha Riccardo Rossato.
Rossato, dopo un inizio complesso, soprattutto dal punto di vista fisico, è diventato un idolo della curva: un mastino che non ha paura di nessuno.
"Jasmin Repesa, che considero il mio maestro, a Trapani mi diceva sempre che per giocare ad alto livello devi innanzitutto essere capace di togliere dalla partita gli avversari più pericolosi, lottando come un ossesso nella tua metà campo. Io cerco di seguire sempre questo insegnamento, ma non sono solo un difensore, se sono in fiducia posso fare bene anche in attacco".
Il primo periodo a Reggio non è stato semplicissimo.
"In una prima fase ho faticato a ritrovare il feeling con il campo, anche perché l’ultimo mese in Sicilia è stato terrificante, non si giocavano mai partite vere e andavamo avanti per inerzia".
La situazione surreale ha inciso sul suo stato di forma...
"Sì, perché in pratica l’ultima gara vera l’abbiamo giocata a Tenerife a dicembre, Poi ho preso l’influenza, e quando sono guarito molti compagni erano già andati via. Ci allenavamo senza coach, in sette, e poi sempre meno. Non facendo mai 5 contro 5 mancava intensità, il lavoro duro. E questo aveva conseguenze pure a livello atletico".
Come ha gestito l’arrivo a Reggio?
"Entrando in punta di piedi, conscio che la squadra vivesse un momento delicato. In quella fase ho dato quello che potevo, mettendo i miei mattoncini, soprattutto in difesa".
Ora stiamo ammirando il miglior Rossato?
"State vedendo quali sono, per intero, le mie caratteristiche, le qualità che posso mettere al servizio della squadra. Ma non sono ancora al 100%".
Quando è arrivato l’Una Hotels era a fondo classifica, ora vola. Cos’è cambiato?
"Nella sostanza poco. I primi allenamenti ero stupito, mi chiedevo come una squadra che in settimana lavorava durissimo, un gruppo che nonostante le difficoltà era unitissimo, potesse avere ottenuto poche vittorie. C’erano quindi tutti i segnali che la tendenza negativa potesse essere invertita. Quello che è cambiato è che non c’è più quel senso di urgenza di tornare alla vittoria, che poteva condizionare a livello emotivo. Certo, nemmeno io pensavo che si potessero vincere sei partite su otto".
Dove potete arrivare?
"Continuiamo a essere una squadra che può battere chiunque, ma anche perdere con tutti. Quindi dipenderà soprattutto dalla nostra fame. Ora ci attende un doppio impegno terribile con Brescia e Milano. Saranno un bel banco di prova".
Si trova bene anche fuori dal campo?
"Benissimo. Ora è arrivata la mia compagna e ci siamo trasferiti in centro. Abbiamo modo di vivere il cuore della città facendo lunghe passeggiate, insieme al suo cagnolone".
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