Parla Paola Iezzi: "Quella volta da Lucio a cantare e suonare..."

Nel 1998 si esibì con Chiara e il cantautore in piazza Maggiore su ‘Tempo’ "Prima ci invitò a casa sua, lui stava al piano. Poi è arrivato Luca Carboni. Era unico, geniale, diverso, iconico. E oggi è ancora il più moderno".

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Dagli anni del liceo classico, dove come professore ha avuto Roberto Vecchioni, agli esordi sotto l’ala di Claudio Cecchetto. Dalla vittoria tra le Nuove proposte al Festival di Sanremo al trionfo all’ultimo X Factor con Roberta Scandurra. In mezzo successi, tormentoni, scalate in classifica. E una cultura musicale sconfinata. Paola Iezzi non ha bisogno di molte presentazioni: cantautrice, musicista, produttrice, deejay. Poi le cinque date (tutte sold out) di ‘Iezz we can!!!’, lo show con cui ha inaugurato il suo 2026. Sarà protagonista anche di ‘Liberi’, notte in musica dedicata a uno dei suoi idoli artistici.

Chi era Lucio Dalla per lei?

"Uno degli artisti, dei cantautori e dei cantanti più talentuosi che l’Italia abbia mai avuto. Privo di etichette, diverso da tutti. Dalla non somigliava a nessuno: lo definirei libero di pensiero. Nella scrittura, nell’attitudine, nel modo di vestire, nel canto, nell’interpretazione del ruolo del cantautore. Uno ‘diverso’, uno geniale".

Quale brano porta nel cuore?

"Non posso dire di avere un brano preferito. Ne ho tanti, a seconda degli stati d’animo. Aveva una capacità che non tutti gli autori ‘impegnati’ hanno: farti percepire l’ironia, la leggerezza e la poesia del paradosso dell’esistenza. E le contraddizioni dell’essere umano. Spesso mi trovo in lacrime ad ascoltare le sue canzoni, ma con un bel sorriso stampato sul volto. La leggerezza si percepisce non solo dalla cura con la quale sceglieva le parole, ma anche da alcune sue tipiche soluzioni melodiche e dagli accordi che utilizzava, fino ad arrivare all’uso della sua vocalità, che spesso diventava uno strumento".

"Spesso si faceva i ‘delay’ da solo o usava la voce come elemento ritmico utilizzando lo ‘scat’, oppure diventava improvvisamente estremamente ‘lirico’ e tecnico. Comunque, tra le mie preferite ci sono sicuramente: ‘Tu non mi basti mai’, ‘Se io fossi un angelo’, ‘Stella di mare’, ‘Futura’, ‘Com’è profondo il mare’, ‘L’anno che verrà’, ‘Anna e Marco’, ‘Cara’, ‘Attenti al lupo’, ‘La sera dei miracoli’ e tante, tante altre".

Quale contributo ha dato Dalla che ancora oggi può essere rivisto negli autori e nei musicisti?

"Dalla è ancora moderno. Secondo me il contributo maggiore è stato proprio mostrare al mondo quanto l’essere ‘diverso’ sia stato per lui utile. Era diverso in tutto. Non rappresentava certamente lo standard, eppure è diventato Lucio Dalla. Non solo per la qualità della sua scrittura e del suo canto espressivo, ma anche per la sua unicità come performer".

"Ha trasformato quelli che molti avrebbero liquidato come difetti in caratteristiche che hanno fatto dell’artista Dalla anche un personaggio e un performer unico. Una vera icona".

E dal punto di vista musicale?

"Percepisco che ha sempre amato molto anche il pop e le contaminazioni musicali, soprattutto con i giovani. E amava essere contemporaneo. Questo conta molto nel lavoro di un cantautore. Il fatto di ‘amare il proprio tempo’, nonostante lo si critichi, secondo me è importante per uno che scrive".

Con Bologna, città della musica, lei che rapporto ha?

"Amo Bologna, anche se non mi capita di andarci spesso. Ricordo che andai a casa di Lucio con mia sorella nel 1998. Fu lui a esprimere il desiderio di conoscerci e cantare con noi. Incredibile".

Come andò quella volta?

"Fummo ospiti per un’intera giornata da lui che, a una certa ora, ci portò un po’ a zonzo per la città. E poi chiacchierammo tanto a casa sua. Suonò perfino il piano, cantando con Luca Carboni, che arrivò a una certa ora del pomeriggio. La sera ci esibimmo con lui in piazza Maggiore, su una delle sue canzoni, ‘Tempo’, contenuta nel suo album ‘Cambio’. Ogni tanto vado a riguardarmela su YouTube, perché ancora oggi mi pare sia stato un sogno a occhi aperti. Una giornata surreale. Non andando spesso a Bologna, devo dire che, quando mi capita di andarci, penso a quella giornata trascorsa con Lucio Dalla a casa sua. Era anche di una simpatia irresistibile...".

Quest’anno Rob ha vinto X Factor con lei come giudice: Dalla è stato spesso interpretato nel programma. Che esperienza è X Factor e cosa ne avrebbe pensato secondo lei Lucio?

"X Factor è un modo, per alcuni giovani, di emergere oggi. Non bisogna pensare che sia l’unico, ma di sicuro è un mezzo potente per farsi conoscere e riconoscere. Un fantastico show musicale, davvero ben fatto a livello di spettacolo e per i nuovi aspiranti artisti. Non saprei dire cosa ne avrebbe pensato Dalla: non ne ho la minima idea. So solo che era uno moderno, ha sempre amato moltissimo i giovani. Ha sempre tifato per loro e si è speso molto per promuovere i cantautori: ne ha prodotti e sponsorizzati diversi".

La scena musicale quali aspetti positivi ha? E su quali criticità si potrebbe invece lavorare?

"Gli aspetti positivi sono, per esempio, che le nuove leve hanno a disposizione molti più mezzi tecnici a buon mercato, sia di produzione che di promozione. Quando eravamo piccoli noi, anche solo fare un demo di qualità era costosissimo. Non avevamo i social, né YouTube. L’unico modo era suonare ovunque, sperando che qualcuno dell’ambiente che contava entrasse e ti notasse. Oppure mettere i soldi da parte, registrare dei pezzi buoni e mandare la tua cassetta a tutte le case discografiche possibili, non solo una volta. Rompere le scatole a tutti, in pratica. Ma lo si faceva con una voglia, una convinzione e un entusiasmo incredibili".

"Oggi la tecnologia ha reso tutto più semplice, ma ha dato una speranza a tutti, anche a quelli meno convinti. La competizione numerica è aumentata e c’è una grande confusione tra chi vuole solo emergere dall’anonimato, ma magari non ha un autentico afflato per la musica, e chi invece darebbe qualunque cosa pur di fare questo mestiere. Gli aspetti sui quali bisogna lavorare sono molteplici, soprattutto bisognerebbe riportare la voglia di fare la propria musica al centro di tutto. Il mercato straripa di ottimi performer dal punto di vista tecnico ed estetico, ma si ha l’impressione che non siano esattamente convinti della musica che fanno".

Cosa consiglia ai giovani che compiono i primi passi?

"Consiglio, prima di esporsi a chiunque e a qualunque cosa – anche sul proprio Instagram –, di trovare se stessi. Studiare il mondo, le persone, studiare la musica, il proprio strumento, trovare qualcosa da dire e farlo in modo personale. Trovare la propria voce, non semplicemente replicare quelle degli altri. Non si può pensare di costruire una carriera senza prima costruire delle solide fondamenta. Perché se c’è una cosa sicura è che questo mestiere è bellissimo, ma è fatto di alti e bassi. E i bassi sono molto bassi".

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