"Dieci centri costano 20 milioni all’anno" |
C’è chi li condanna e li definisce "profondamente disumani". E c’è chi li difende, giurando che "funzionano". I Cpr, i Centri di permanenza per il rimpatrio, sono il grande protagonista del dibattito sulla Sicurezza. In attesa di capire se anche Bologna avrà il suo – dopo che ha avuto dal 1998 al 2002 un Cpt (Centro di permanen"a temporanea), prima del cambio in Cie (Centro di identificazione ed espulsione) per un altro decennio – attualmente nel Paese sono 10: Bari, Brindisi, Caltanissetta, Gradisca d’Isonzo (Gorizia), Macomer (Nuoro), Milano, Palazzo San Gervasio (Potenza), Roma, Torino e Trapani.
Secondo il report ‘Cpr d’Italia: istituzioni totali’ realizzato dal ‘Tavolo asilo e immigrazione’ (che raccoglie dozzine di associazioni, tra cui per citarne alcune Clai, Cgil, Legambiente, Emergency, Save the Children) "a fronte di una capienza teorica di 1.238 posti, quella effettivamente disponibile si ferma a 672, con il 45% inutilizzabile per inagibilità, degrado e carenze manutentive". Si parla di "una sottoutilizzazione" non come "fenomeno contingente", ma "una tendenza strutturale".
"Nel 2024 sono state 5.891 le persone in ingresso nei Cpr, di cui 1.251 (21,2%) provenienti dal carcere e 2.565 (43,5%) richiedenti asilo, di cui 388 (15%) senza aver mai ricevuto un ordine di allontanamento – prosegue il report –. I cittadini tunisini sono il 44,8%", poi "marocchini (11,7%), nigeriani (9,3%) ed egiziani (8,9%)". Sempre secondo il dossier "solo il 41% delle persone in ingresso è stato rimpatriato" e "l’incidenza dei rimpatri a partire da un centro sul totale dei provvedimenti di allontanamento in rarissimi casi supera il 10%". Poi c’è il capitolo spesa: per il report i costi dei Cpr sono passati da 14 milioni e 737 mila euro nel 2018 (7 centri) a 19 milioni 607 mila nel 2024 (10 centri), mentre cresce l’importo pro capite medio al giorno (da 30,97 euro nel 2018 a 45,28 nel 2024).
Il Viminale continua a difendere strenuamente i Cpr rivendicando di voler "potenziare la rete". Lo ha detto il ministro Matteo Piantedosi all’hotel Savoia Regency, che promette di voler "arrivare a 10.000 espulsioni ogni anno", dopo che nel 2025 "sono state sfiorate le 7.000 (+55% sul 2022, ndr)". "Quello contro i Cpr è solo un posizionamento ideologico, di sabotaggio e ostruzionismo nei confronti delle iniziative che il Governo sta cercando di mettere in campo per migliorarsi dal punto di vista delle espulsioni", aveva tuonato il Ministro. Eurostat, l’ufficio statistico dell’Ue a cui lo stesso Viminale comunica i dati nazionali, smentisce Piantedosi e pochi giorni fa ha parlato di "4.780 espulsioni nel 2025". Un cortocircuito numerico che continua a disorientare i cittadini.