Francesco da bidello a prof di greco al liceo Minghetti: “Una delle tante odissee di noi giovani insegnanti” |
Francesco Morleo, in primo piano, e sullo sfondo la Torre degli Asinelli
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Bologna, 26 febbraio 2026 – Quattro anni come bidello al liceo Minghetti, e poi finalmente la tanto attesa chiamata per una cattedra come docente di greco e latino, paradossalmente nella stessa scuola, fra i complimenti degli studenti che prima erano abituati a vederlo come un componente del personale Ata. E’ la storia di Francesco Morleo, 31 anni, originario del Salento e laureato all’Università di Bologna.
Professore, una chiamata tanto attesa quanto inaspettata, non è così?
"Avevo già accettato il primo contratto annuale come bidello quanto è arrivata la proposta di tre mesi come docente di greco e latino. Ho accettato, senza voltarmi indietro, pur essendo grato all’esperienza accumulata in questi anni come personale Ata".
Come ci si prepara a insegnare greco e latino a diversi anni di distanza dagli ultimi esami universitari?
"Non ho mai smesso di frequentare i classici, in particolare sui testi originali: di tanto in tanto mi è capitato anche di cimentarmi in traduzioni. All’Università ho avuto la fortuna di conoscere alcuni dei migliori docenti, da Camillo Neri a Renzo Tosi, fino a Bruna Pieri e Daniele Pellacani. Purtroppo non Ivano Dionigi, che in quegli anni ricopriva il ruolo di rettore. Ma il De Rerum Natura è, anche nel mio caso, il testo di riferimento, insieme alle Odi di Orazio, e a Callimaco".
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Lei è originario di Erchie, nel brindisino, a poche decine di chilometri dalla Grecia Salentina: la fiamma per la grecità nasce lì?
"In realtà ho scoperto quel mondo solo da adulto. Rimanendo stupefatto dai lasciti del greco nel dialetto salentino: ‘comprare’, che in salentino si dice ‘chattari’, è quasi omofono del greco ‘ktaomai’".
In giro per l’Italia il liceo classico è un’istituzione in crisi: in tante città non esistono più vere classi ma solo studenti iscritti al classico accorpati alle sezioni del linguistico. Siamo di fronte a un cupio dissolvi?
"Sarebbe una grossa perdita. Il classico dà una forma mentis ineguagliabile, ritengo non debba scomparire. L’Italia è insieme alla Grecia la culla della letteratura classica. Ma c’è di più: il teatro greco, in particolare la tragedia, è una grande bussola nel mare movimentato della vita. In quelle pagine c’è tutto: chi non vi si è avvicinato perde molto. Succede anche a noi insegnanti precari, disorientati fra i Cfu, frustrati dai continui cambi di regolamento, in balia degli algoritmi che sanciscono chi viene chiamato e chi no".
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