Disagio psichico tra i giovanissimi: “Colpa dei social, vanno arginati”

Isabella Conti, assessora regionale al Welfare e alla Scuola

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Un piano Marshall per l’adolescenza: è quello che sta assemblando la Regione Emilia Romagna con oltre dieci milioni di euro, costruendo mattone dopo mattone le architetture socio-assistenziali che dovranno colmare le voragini lasciate da quel grande bombardamento a tappeto che è l’era dei social network algoritmici. A entrare nel dettaglio è Isabella Conti, assessora a Scuola e Infanzia.

Assessora, chi sono e come stanno gli adolescenti che vivono in Emilia Romagna?

"I nostri bambini e ragazzi sono sotto attacco del mercato veicolato nei social network. Sono stati 68mila, nel 2024, gli accessi nelle neuropsichiatrie infantili, a fronte di una popolazione di under 18 di 660mila persone. Il 10% dei bambini e ragazzi ha avuto almeno un accesso, ed è solo la punta dell’iceberg di un malessere più diffuso".

Quali sono le patologie più comuni?

"Negli ultimi quindici anni abbiamo assistito a un +485% di disturbi alimentari, a un +286% di disturbi del comportamento ansioso e a un +170% di azioni autolesive, che spaziano da tentativi suicidari alle ferite autoinflitte, che spesso sono il voler dare una corporeità a un dolore interiore".

Eppure l’anoressia esplosa negli anni ’90 sembra regredire.

"Rimane, però, estremamente presente l’autoressia nervosa, che spesso è un rifiuto opposto alla vita. Ci sono poi nuove emergenze, come l’ortoressia – un approccio maniacale ai cibi considerati ‘supersani’ – e la vigoressia, cioè l’orientare alimentazione nella direzione di uno sviluppo muscolare innaturale, associata a carichi estremi di allenamento per raggiungere uno sviluppo dismorfico del corpo. Sono costretta a dare un’immagine di ciò a cui stiamo assistendo: bambine di meno di dieci anni ricoverate con il sondino nasogastrico. Ma quella dismorfia non ‘nasce’ nel cervello dei ragazzi: è un qualcosa in cui ci si imbatte sui social, e che l’algoritmo ripropone all’infinito fino a che non diventa parte del proprio sentire".

Gli ‘incel’ sono il nuovo gruppo sociale di cui non sapevamo nulla, e che nel frattempo sono diventati un popolo.

"Ragazzi che molto spesso si sono approcciati alla sessualità, attraverso la pornografia, prima che le loro menti sviluppassero davvero la capacità di provare emozioni e sentimenti amorosi: di nuovo, l’algoritmo ha alimentato i loro cervelli con sempre maggior dopamina, con scene di sempre maggiore violenza, di maggior degradazione della donna. Il rifiuto che si può ricevere da una coetanea causa una ferita narcisistica, che dà corpo alla violenza cui si era già abituati".

Assessora, che fare a questo punto?

"Creare spazi liberi dagli algoritmi, con più relazione profonda, più umanità: ci stiamo provando con ‘Scuole aperte’, dando la possibilità ai ragazzi, il pomeriggio e durante l’estate, di avvicinarsi all’arte, al cinema, alla musica, allo sport, liberamente. Crediamo molto nei ‘Custodi digitali’: abbiamo finanziato la formazione di pediatri, bibliotecari ed educatori nei nidi, per comunicare ai genitori i rischi dell’esposizione precoce al digitale. Proporremo i ‘Patti digitali’ fra adulti e genitori, per ritardare quanto più possibile l’accesso al primo smartphone, ma anche le ‘Domeniche detox’: giornate di attività in presenza, all’aria aperta, nei parchi, o facendo trekking, senza algoritmi".

A livello legislativo occorre qualche aggiustamento?

"Due riforme, innanzitutto: limitare l’accesso ai social a chi ha compiuto 15 o meglio 16 anni (c’è una proposta bipartisan in parlamento, ndr), e vietare la pornografia ai minori. Ma non basta: le piattaforme non possono più limitarsi a pagare pochi euro di tasse a Dublino. Perché i costi sociali dei danni che creano li stiamo già pagando come collettività".

L’anello debole della catena è a livello ministeriale, e cioè nella scuola?

"Sarebbe irrealistico pensare che tutti gli insegnanti abbiano gli anticorpi contro un fenomeno quale i social network algoritmici, diventato di massa di fatto da appena dieci anni. Faremo un bando per formare i docenti su base volontaria, per far capire loro quali spie devono accendersi dinanzi a uno studente che manifesta fragilità. E’ un progetto a firma di Daniela Lucangeli, la mente migliore in Italia nel settore. Ma ora dico qualcosa che a molti non piacerà: anche la scuola deve cessare di essere performativa. Se l’istruzione si accompagna all’ansia, stiamo sbagliando tutto".

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