A Rimini non era la solita Vuelle. Ma il ko con Verona servirà |
Spiro Leka a testa bassa durante la semifinale di Coppa Italia persa contro la Tezenis Verona
Articolo: "Ora sto bene e si vede, mi sento molto più intenso. Voglio mantenermi così"
Articolo: Vuelle, con Rimini derby all’insegna degli ex
Articolo: Vuelle caparbia ma alla fine cede. Con i riminesi non basta la tigna
E’ come se un maratoneta in testa alla corsa trovasse all’improvviso l’indicazione per una corsa campestre. Una deviazione di percorso può essere anche un piacevole diversivo, ma chi vuol vincere la maratona è concentrato su quella. Ed è lì che ha messo tutto il suo cuore e le sue energie. Per questo la sensazione che abbiamo avuto a Rimini, almeno inizialmente, è stata quella di una Vuelle che non ha approcciato con la stessa ferocia difensiva di sempre. E forse ci sta. Perché i due volti di questa Coppa Italia si sono visti nella seconda semifinale: all’esplosione del pubblico riminese sulla tripla vincente di Tomassini sono corrisposte le imprecazioni di Sandro Dell’Agnello che, nello stesso istante, si accorge della distorsione alla caviglia di Denegri rimediata nell’ultima azione per servire la palla della vittoria al pesarese.
Insomma, i timori degli infortuni su una manifestazione collaterale al campionato erano reali: per questo, appena De Laurentiis si è voltato verso la panchina toccandosi la coscia e chiedendo cambio, lo staff biancorosso ha preso la sacrosanta decisione di non rimetterlo più in campo, nonostante sin lì fosse stato il migliore e, al fianco di Miniotas, avesse consentito alla squadra di tener botta dentro l’area, cambiando decisamente l’aspetto tattico della gara. Gli esperimenti servono a questo: una soluzione interessante quella dei due lunghi insieme, mai utilizzata finora per così tanti minuti, che potrebbe essere utile nella volata finale in caso Pesaro dovesse trovarsi di fronte una squadra con stazza superiore. Senza snaturarsi, perché questo gruppo gioca benissimo anche con la formula dello small-ball, ma sapendo di avere una freccia in più nella faretra.
Una serata che ha detto anche un’altra cosa: in una partita secca, con l’aspetto emotivo che stringe la gola, in doppia cifra sono andati i veterani: 17 punti Tambone, 16 Miniotas, 13 De Laurentiis, 12 Bucarelli. Qualcosa in più era lecito aspettarsi da Jazz Johnson che solo negli ultimi 5 minuti, quando Leka lo ha preferito al ‘ministro della difesa’ Bertini, ha capito che la squadra aspettava anche lui e si è preso delle responsabilità importanti: dei suoi 9 punti, infatti, 7 sono arrivati nell’ultimo quarto. Contro Verona, la Vuelle ha perso nettamente la battaglia a rimbalzo (14 in meno). Ma contro certi pacchetti lunghi, dove Baldi Rossi tira come un esterno ma dall’alto dei suoi 2.08 e Justin Johnson pesa 15 kg più di Virginio, è anche difficile mascherare i propri limiti.
Questa partita comunque è servita: quando Verona atterrerà all’astronave la vigilia di Pasqua, lo staff pesarese avrà avuto il tempo di trovare qualche accorgimento per la sfida che peserà di più sulla maratona.
© Riproduzione riservata