Manager sotto i missili a Dubai: "Ma qui il business non si ferma"

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Spazio aereo a singhiozzo, crociere bloccate, vacanze interrotte, scie di intercettori in cielo e boati nella notte. E’ l’effetto, su Dubai e sui Paesi del Golfo, delle ostilità contro l’Iran da parte di Usa e Israele. Si guarda al cielo sperando che finisca presto. Ma tra le aziende cesenati presenti nell’area si tende a frenare sull’allarme, benché non siano poche le persone e le attività improvvisamente incastrate nella più grave crisi che abbia colpito il Medioriente.

Tra la nostra città e Dubai, dove sono 20 mila gli italiani che vivono stabilmente lì, gli scambi sono intensi. Ma l’adagio è "la vita continua, non siamo a rischio". Tra i 20 mila italiani a Dubai c’è anche il manager cesenate Simone Trevisani, presidente ed amministratore di alcune aziende internazionali (Idrogena e MEIL) attive nel settore dell’energia e delle infrastrutture. "Stiamo bene - dice -. Ci sentiamo al sicuro pur in questo particolare momento".

Acqua sull’allarmismo delle notizie e delle immagini che arrivano via monitor la getta anche Gianni Babbi, della famosa azienda dolciaria cesenate che l’estate scorsa ha aperto un ufficio a Dubai affidandole il compito di affiancare e supportare i distributori storici già operativi nell’area del Golfo. "I nostri collaboratori fino ad oggi non hanno avuto problemi - scandisce Gianni Babbi -, ci dicono di poter lavorare e muoversi senza complicazioni , è da sabato che sono in costante collegamento con loro. Abbiamo anche un nostro dipendente italiano in Libano e anche lì non ci segnalano gravi problemi di sicurezza. E’ una situazione da tenere sotto controllo ma non così problematica. La vita continua anche lì. Nulla si ferma del tutto".

Attenzione da parte di Technogym, che a Dubai ha una filiale produttiva e un edificio monomarca in una delle zone centrali, ma anche da questa sponda l’imperativo è "no al panico". "Non si può dire che tutto sia tranquillo, ma si continua a lavorare - dicono dall’azienda -. A Dubai la vita va avanti, pur con tutte le cautele del caso. Sono rimasti attivi palestre, alberghi e grandi complessi immobiliari, ossia i nostri principali clienti, e la nostra operatività fa seguito. Ovviamente quando il governo locale dice che occorre stare a casa ci adeguiamo".

Allarme manifesto, e più che giustificato, invece, da parte dell’agenzia viaggi Manuzzi: vacanze e spostamenti di collegamento su Dubai hanno subito un crollo, con in più il problema di riportare a casa chi dalla guerra è stato sorpreso in viaggio. Del resto quello di Dubai è uno snodo aereo tra i più importanti del mondo. "Tutte le attività in destinazione o transito sugli Emirati sono sospese - informa Gianluca Manuzzi -. Chi effettua viaggi su Dubai è solo per rincasare. Uno dei nostri gruppi di ritorno dalle Maldive è stato assistito passando dall’Oman. E’ in questi casi che appoggiarsi ad un’agenzia o ad un tour operator fa la differenza. Il fai da te ha un suo senso ma c’è stato chi, in questa situazione, ha dovuto dormire in un parcheggio. Alcuni cesenati hanno dovuto posticipare il loro rientro ma lo hanno fatto assistiti nei bellissimi alberghi prenotati per loro. Pochi problemi, invece, per le destinazioni sul Mar Rosso, dove gli scambi continuano".

E, a corollario di tutto, l’amara considerazione: "Purtroppo ogni due o tre anni dobbiamo affrontare una batosta. Prima il Covid, oggi la guerra", chiosa Gianluca Manuzzi.

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