Anna, una donna in prima linea: "La mia ricerca sulle cellule per sconfiggere le leucemie"

La ricercatrice Anna De Lucia

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Indirizzare il sistema immunitario verso un preciso bersaglio è una delle frontiere della battaglia contro il cancro. Ed è questo il campo di ricerca di una giovane ricercatrice di Bagnarola, Anna De Lucia, condotto all’interno dell’IRST di Meldola, che ha ricevuto un riconoscimento internazionale nella finale all’8° congresso europeo CAR T Cell Meeting di Palma de Mallorca, appuntamento di grande prestigio sulle terapie con cellule CAR T per il trattamento di specifici tumori del sangue. Si tratta di un tipo di trattamento in cui le cellule T di un paziente (che è un tipo di cellula immunitaria) vengono modificate in laboratorio in modo che si leghino alle cellule cancerose e le uccidano.

Nell’incontro, che riunisce annualmente in località europee sempre diverse, i principali opinion leader, esperti e stakeholder mondiali per orientarsi nel panorama in evoluzione delle terapie CAR-T, Anna De Lucia è stata una delle cinque (tutte donne) relatrici. Il suo progetto sviluppato all’IRST è stato selezionato come uno dei cinque migliori abstract tra migliaia di proposte provenienti da tutta Europa, confermando l’istituto romagnolo come eccellenza scientifica di respiro internazionale, ed evidenziando che anche in Romagna - se ci sono le condizioni - ci sono possibilità di impegno e di successi per i giovani ricercatori.

La ricerca dall’Irst di Meldola di Anna De Lucia

"Questa ricerca - spiega Anna De Lucia, che ha 29 anni ed ha studiato Biologia della Salute per tre anni a Urbino e conseguito una laurea magistrale in Genomica Funzionale presso l’università di Trieste con una tesi al San Raffaele di Milano sull’immunoterapia applicata alla cura dei tumori - è iniziata con un dottorato di ricerca presso l’ I stituto Tumori di Meldola guidata dal principal investigator Massimiliano Mazza e dal post-doc Fabio Nicolini. Per questo progetto ho sempre lavorato all’Irst, e nel 2024 ho condotto un’esperienza all’Hospital Clinc di Barcellona, uno dei più importanti nelle CAR T accademiche, ossia non derivate da un’azienda farmaceutica".

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Living drugs, farmaci per i pazienti senza possibilità di cura

"La mia ricerca - spiega la giovane biologa - si è orientata su un CART T per leucemie e linfomi di tipo T in pazienti recidivanti, che avrebbero purtroppo un’aspettativa di vita di sei mesi, poiché quando questi pazienti recidivano non ci sono altre possibilità di cura. A questo punto si potrebbe agire con questo tipo di farmaco, detto ‘living drugs’, un farmaco vivo composto dai leucociti del paziente, ossia cellule del sangue del sistema immunitario, che si ingegnerizzano in laboratorio si fanno crescere e poi si reinfondono nel paziente. E’ una sperimentazione già condotta per altri tipi di leucemia, ma non per quella di tipo T. Insieme a questa è innovativo anche il tipo di antigene che viene bersagliato".

La domanda all’Agenzia italiana del farmaco

Un successo in laboratorio, ma il percorso dalla sperimentazione alla realtà clinica rimane complesso, con sfide in termini di produzione, distribuzione, efficacia a lungo termine e sicurezza. "Ad oggi - precisa Anna De Lucia - dopo la sperimentazione in laboratorio e su topi - aspettiamo una risposta dall’Agenzia Italiana del Farmaco. Se verrà accolta la nostra domanda si andrà in clinica".

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