Addio a storico negozio a Cesena: anche i Pepoli gettano la spugna dopo 4 generazioni e 126 anni di attività

Cristina Pepoli e il marito Claudio Aldini nel negozio di via Albizzi

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Cesena, 25 aprile 2026 – A fine aprile il negozio di via Albizzi 8 (ciabatte, cinture, portafogli, lacci, solette, lucidi e vernici da scarpe) chiude la saracinesca su 126 anni storia. Anche i Pepoli, dunque - quattro generazioni che si sono passate il testimone guardando al futuro - restituiscono la licenza. È l’ennesima chiusura in centro storico e per di più con l’abbandono di un’attività storica che difficilmente troverà chi vorrà proseguire. "Non ce la facciamo più" dicono Cristina Pepoli e il marito Claudio Aldini, lei dietro al banco sin da ragazzina con la madre e il padre Federico deceduto qualche anno fa, lui negli ultimi 10 anni. "Il centro è sempre meno frequentato - affermano - passiamo giornate lunghissime dietro a questo bancone senza che ci sia il guadagno sufficiente a sostenere l’attività". E così, tra otto giorni, nei tempi prescritti per accedere al prepensionamento (con la restituzione della licenza) tirano giù la serranda per l’ultima volta pur guardando indietro tra fierezza e tenerezza. Fierezza soprattutto pensando al capostipite, il bisnonno Federico, poi al nonno Ugo, al padre Federico, che ha potuto rinverdire solo il nome non i successi del nonno. Federico Pepoli fondò l’attività il 1 gennaio del 1900, ma nella cantina della prima sede (ubicata in via Fantaguzzi) tra tanti documenti curiosi, Cristina e Claudio hanno trovato note di addebito risalenti a qualche anno addietro all’inizio del secolo.

Agli esordi Federico Pepoli riforniva i numerosi calzolai cesenati e dei dintorni di tutto ciò che serviva non solo per riparare calzature (che oggi si buttano…) ma anche per realizzarle, passando dai pellami alle colle, ai fili, agli strumenti necessari per tagliare, cucire, incidere, risuolare. Alcuni di questi figurano ancora nella piccola bottega di via Albizzi che sarà l’ultima sede dell’attività dei Pepoli. E c’è anche una curiosa raccolta di liste dei creditori: non elencati per nome e cognome ma per soprannome, oppure con riferimento all’attività. Il più curioso? Guardiano delle latrine. Responsabilità amara per Cristina che metterà la parola fine a questo lunga tradizione di famiglia. "Non lo avrei fatto - ribadisce - se fosse stato possibile proseguire. Oggi purtroppo il commercio non più quello del mio bisnonno, e neppure quello di mio padre". Restano le tracce del centenario negli articoli celebrativi incorniciati e appesi alle pareti. Di qui a fine aprile tutto ciò che è in negozio va in vendita al 50 per cento del prezzo.

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