Referendum, pasticcio manifesti. Domande presentate fuori tempo. Il ‘Comitato per il Sì’ escluso dalle affissioni in alcuni Comuni |
Pasticcio manifesti elettorali e un referendum all’italiana. Il Comitato per il Sì, in diversi comuni d’Italia e anche nella nostra provincia, ha presentato domande con vizi di forma e dopo i termini prestabiliti per affiggere i cartelloni negli appositi spazi. E ora, alcuni municipi – come ad esempio Montecchio che ha seguito l’esempio di Parma – ha estromesso il comitato dai cartelloni di propaganda. Mentre altri si sono assunti la responsabilità di ammetterli lo stesso – nel nome del buonsenso – nonostante la procedura sia, in punta di diritto, ‘fuorilegge’. Un guazzabuglio burocratico e tecnico nel quale sono rimasti impigliati i municipi che hanno dovuto prendere una decisione. Dentro o fuori, derogare o essere zelanti irreprensibili. Sì o no, una sorta di referendum nel referendum (quasi quasi, a voler ironizzare, si potrebbe aggiungere un ulteriore quesito proprio su casi simili nella proposta di riforma della giustizia).
Ma andiamo con ordine, cercando di semplificare la questione. Come per le elezioni politiche o amministrative, anche per i referendum, i partiti o i comitati devono presentare domande per le affissioni dei manifesti elettorali di propaganda ai Comuni che poi devono dare l’ok e stabilire ordine e spazi sulle bacheche sparse in maniera definita per la città. Tutto è regolamentato e ci sono dei termini entro i quali presentare domande con moduli ad hoc. Nel caso del referendum, l’istanza doveva arrivare sul tavolo degli uffici elettorali entro lunedì scorso, 16 febbraio. Ma il Comitato che promuove il Sì in tutta Italia ha commesso due errori. In tantissimi comuni ha depositato la domanda il 17, il giorno successivo. Fuori tempo massimo.
Ma, altro peccato di scartoffie, il sottoscrittore non rientrava tra i nominativi autorizzati, ossia il gruppo dei delegati designati da Camera e Senato che hanno promosso la raccolta firme per promuovere il referendum. E nel caso del Comitato in questione si tratta di Nicolò Zanon, giurista nonché ex membro della Corte Costituzionale. E dire che i giudici in primis dovrebbero conoscere i cavilli a menadito. Eppure, la frittata è servita. Coi Comuni che si sono trovati in un batter d’occhio a dover prendere una decisione, rischiando di essere sommersi di polemiche politiche strumentali in un senso o nell’altro ("Ci escludete perché siete per il No?", uno dei possibili boomerang. Oppure: "Noi abbiamo rispettato le regole, perché loro no?". Tra ieri e giovedì le chat dei sindaci nei gruppi Anci sono diventate bollenti. "Voi cosa fate, come vi comportate?", la domanda più gettonata. C’è chi attende e soprattutto chi aspetta che le Prefetture o il Ministero battano un colpo, autorizzando una deroga. "Perché assumerci noi la responsabilità di un atto che potrebbe poi essere illegittimo o impugnato?", serpeggiano i timori delle fasce tricolori.
C’è chi invece prende coraggio e decide già giovedì sera. Bologna e Milano dicono sì. Parma invece dice no ed estromette il Comitato per il Sì dai cartelloni con atto ufficiale emanato sull’albo pretorio. Ieri Modena ha scelto una via di mezzo: "Escludiamo con riserva", in attesa di chiarimenti da Roma su come agire. Ma ancora niente e sindaci si sentono abbandonati e con le spalle al muro.
La linea più comune-dei-Comuni è di ammetterli lo stesso, per rispettare la par condicio ed evitare bufere: Reggio capoluogo, Casalgrande, Quattro Castella, Rubiera – per citare chi ha già deliberato – scelgono questa strada. C’è chi temporeggia ancora. Mentre altri come Montecchio prendono la strada opposta, sulla scia dei vicini d’Enza di Parma, dicendo no. "Riteniamo di non accogliere l’istanza di assegnazione spazi di propaganda per il referendum in oggetto presentata dal Comitato Sì Riforma‘", il verdetto sull’albo pretorio. Col sindaco Fausto Torelli che al Carlino spiega con grande senso istituzionale e coraggio la scelta anche impopolare per certi versi: "Non c’era alcuna indicazione su come procedere e su suggerimento della funzionaria dell’ufficio abbiamo deciso di estrometterli. Io faccio parte del Comitato per il Sì, quindi l’ho fatto a malincuore. Ma io rappresento in primis le istituzioni alle quali porto rispetto. Sono contento di aver scelto in questo modo e lo rifarei".