La pace è sempre nelle nostre mani: "Per la guerra ho lasciato il mio Paese"

I ragazzi della 2^ D della scuola media ‘Guido Novello’ hanno seguito un progetto con Emergency. E hanno intervistato un compagno che viene dall’Ucraina e si è trasferito in Italia a nove anni.

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La pace non è qualcosa di scontato. La pace non fa rumore, non occupa sempre le prime pagine dei giornali e spesso ci accorgiamo della sua importanza solo quando viene a mancare. La guerra, invece, non chiede permesso, arriva quando meno te l’aspetti.

A scuola abbiamo seguito un progetto contro la guerra con Emergency e questo percorso ci ha aiutato a guardare il mondo con occhi diversi, più consapevoli e più responsabili. Durante gli incontri una volontaria di Emergency ci ha spiegato che nel mondo ci sono ancora tante guerre, molte delle quali non vengono raccontate.

La volontaria ci ha spiegato cosa fa concretamente Emergency: costruisce ospedali, centri di accoglienza, offre cure mediche e chirurgiche di alta qualità, forma medici e operatori sanitari nei Paesi colpiti da guerre, mine e povertà. Curare un ferito non è solo un gesto medico, ma un atto di pace, perché afferma il valore della vita e risponde alla violenza con la cura.

Questo progetto ci ha fatto riflettere su quanto la pace venga spesso sottovalutata. Noi siamo abituati a viverla e per questo non ci pensiamo. Ma la pace non va presa sottogamba, va difesa e costruita ogni giorno. Anche piccoli gesti possono fare la differenza: una parola gentile, l’ascolto, il rispetto delle opinioni altrui.

Ci accorgiamo di quanto una cosa sia importante solo quando non c’è più. Per esempio, qualche giorno fa a scuola è mancata l’acqua per tutta la mattinata e solo allora abbiamo capito quanto fosse indispensabile.

Oltre alle riflessioni che abbiamo fatto durante il percorso con la volontaria di Emergency, abbiamo parlato dell’importanza della pace anche confrontandoci con un nostro compagno che viene dall’Ucraina e ha vissuto la guerra sulla propria pelle. Così, per noi, la guerra non è più solo una notizia lontana vista in televisione. Mentre noi facevamo lezione, lui stava perdendo la sua casa, la sua infanzia e la sua sicurezza. Per questo abbiamo voluto ascoltare la sua storia e raccogliere la sua testimonianza in questa intervista.

Come ti sentivi prima dell’inizio della guerra?

"Mi divertivo con i miei amici giocando a calcio".

Come hai vissuto l’inizio della guerra?

"Una mattina mio padre mi ha svegliato e mi ha detto che la guerra era iniziata; mi sono sentito davvero male".

Come ti sei comportato?

"Sono andato in un appartamento con un amico di famiglia e sono rimasto lì per un giorno".

Come sei arrivato in Italia?

"Sono arrivato in Italia a nove anni. Siamo partiti in macchina con qualche valigia e ci siamo trasferiti".

Segui ancora le notizie sul tuo Paese?

"No, preferisco non ascoltarle".

Che cosa hai pensato quando hai capito che la guerra era vera?

"Ho pensato che sarei potuto morire".

Ascoltare queste parole ci ha fatto capire che la guerra non è lontana. Ha la nostra stessa età e ci guarda dai banchi di scuola. Laggiù non si è mai al sicuro: si vive tra le macerie, sperando che una bomba non colpisca la propria casa. I bambini, vedono la loro vita sfumare nel vuoto, il loro futuro fermarsi e i loro sogni interrompersi.

Viviamo in Europa, e questo ha un significato profondo. L’Unione Europea è nata dopo la Seconda guerra mondiale con l’obiettivo di evitare nuovi conflitti tra gli Stati e costruire collaborazione invece di odio. Grazie a questa scelta, l’Europa ha vissuto il periodo di pace più lungo della sua storia. Nel 2012 ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace, un riconoscimento che sottolinea l’impegno per la cooperazione, la dignità umana, la libertà, l’uguaglianza e il rispetto dei diritti.

Il percorso che abbiamo fatto con Emergency si intitola “Ripudia” e ci ha fatto sentire davvero la forza della parola “ripudia”.

Nell’articolo 11 della Costituzione si legge che l’Italia ripudia la guerra.

Anche noi vogliamo ripudiare la guerra, cioè dire con forza che non la accettiamo e non la vogliamo.

Crediamo nella pace e vogliamo impegnarci, nel nostro piccolo, a costruirla ogni giorno.

In che modo? Come diceva Gandhi: "Non c’è una via per la pace, la pace è la via".

Scrivere questo articolo ci fa sentire parte di questo cammino e ci ricorda che anche noi, nel nostro piccolo, possiamo iniziare a fare qualcosa di concreto per difendere la pace.

La pace non è un regalo che abbiamo ricevuto, ma una responsabilità che abbiamo tra le mani.

Scuola media ‘Guido Novello’

Docente Rossana Ballestrazzi

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