Senza scorta alla mercé delle Nuove Br. Sei colpi di pistola davanti all’uscio di casa |
Rientrava a casa, dopo una giornata di lavoro. Rientrava a casa come tante altre sere aveva fatto, in sella alla sua bicicletta (foto) dopo essere smontato dal treno che lo aveva riportato in città da Modena, dove insegnava. E ’loro’ lo sapevano, lo attendevano. Era il 19 marzo 2002 quando Bologna ripiombò d’improvviso in un passato fatto di piombo, sangue e terrore. Poco dopo el 20, il professore Marco Biagi, giuslavorista e docente Unimore, finì dritto in un agguato delle Nuove Br che lo freddarono a colpi di pistola – sei – sotto casa sua in via Valdonica, nel cuore della città. Fu ucciso davanti al portone di casa, mentre ai piani superiori lo attendeva la famiglia per cena, come ogni sera. Aveva 51 anni. Per l’omicidio sono stati condannati all’ergastolo Diana Blefari Melazzi, Roberto Morandi, Nadia Desdemona Lioce e Marco Mezzasalma, e a 21 anni di reclusione Simone Boccaccini. Biagi, docente di Diritto del lavoro, studiava come dare risposte alla richiesta di innovazione di una economia in affanno; e a un mercato del lavoro bloccato, di cui stava riformando la legislazione. Consulente governativo, fu lasciato senza scorta nonostante le sue ripetute segnalazioni e proteste rimaste inascoltate. Banelli, dopo la cattura, ammise: "Se Biagi avesse avuto la scorta, non saremmo riusciti ad ucciderlo".