Omicidio del capotreno Alessandro, quando inizia il processo: c’è la data. I genitori: “Vogliamo risposte”

Il capotreno Alessandro Ambrosio è stato ucciso il 5 gennaio in stazione a Bologna

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Bologna, 18 marzo 2026 – Inizierà il 13 maggio in Corte d’Assise il processo a Marin Jelenic, 36 anni, accusato di avere ucciso il capotreno Alessandro Ambrosio, 34 anni, di Anzola dell’Emilia, il 5 gennaio 2026, accoltellandolo alla schiena nel parcheggio del piazzale Ovest della stazione. 

Si procede per omicidio aggravato dai motivi abietti e dall’aver commesso il fatto in un’area ferroviaria.

"Siamo contenti nel sapere che hanno fissato una data di inizio – le parole di Luigi Ambrosio, papà della vittima –. Ma ancora non sappiamo perché nostro figlio è stato ucciso. Speriamo che l’assassino parli durante il processo. Vogliamo risposte”.

Infatti Jelenic, assistito dall’avvocata Giulia Marconi, non ha mai detto nulla sui motivi dell’aggressione. E’ rimasto in silenzio sia davanti al gip di Brescia, subito dopo la cattura, sia davanti al pm di Bologna, Michele Martorelli, che coordina l’inchiesta.

Le indagini sono state svolte dalla Squadra Mobile, guidata da Guglielmo Battisti.

I genitori del capotreno, Luigi Ambrosio e Elisa Carbone, sono assistiti dall’avvocato penalista Alessandro Numini del Foro di Roma. Al processo chiederanno di costituirsi parte civile. 

Il legale dei familiari: “Sul movente non ci fermeremo”

“Bisogna andare alla genesi di un gesto insano di questa portata che di sicuro non avrà mai una possibile giustificazione, ma almeno, una volta compreso, consentirà di predisporre tutte le azioni necessarie a difesa della famiglia della vittima", sottolinea l’avvocato penalista Alessandro Numini.

"Il movente deve essere oggetto di indagine. Non ci fermeremo, su questo punto bisogna andare a fondo. E credo che sul tema ci sia ancora molto da approfondire da parte della Procura. Lo merita la memoria di Alessandro e lo meritano tutti i suoi colleghi, che ogni giorno vivono situazioni pericolose".

Il profilo del killer e il suo silenzio assordante

Unico indagato per l’omicidio di Ambrosio è Marin Jelenic, 36 anni, croato, su cui gravava un decreto di espulsione del prefetto di Milano emesso il 23 dicembre: Jelenic avrebbe dovuto lasciare l’Italia il 3 gennaio. Invece il 5 era ancora qui e nel pomeriggio segue per 11 minuti Ambrosio, che stava andando a incontrare un amico nel parcheggio riservato ai dipendenti delle ferrovie, lo aggredisce alle spalle e gli pianta un coltello nella schiena, uccidendolo.

Continua a mantenere il silenzio Marin Jelenic, rinchiuso nel carcere della Dozza: ed è un silenzio assordante. 

Intanto – grazie alle autorità croate e tramite l’Interpol –, scavando nel suo passato all’estero, in particolare in relazione agli anni trascorsi nel suo Paese d’origine prima di venire in Italia, spuntano tutti i precedenti relativi alla Croazia: lesioni, comportamento molesto e violento, furto aggravato e falsa testimonianza. Si allunga così la sfilza dei reati, che vanno ad aggiungersi a quelli collezionati in Italia.

Jelenic, senzatetto e privo di legami familiari in Italia, utente saltuario di mense e dormitori Caritas a Milano e Bologna, era un frequentatore affezionato pure di altri centri urbani: Pavia, Lodi, Udine (dove si è fatto ricordare per avere devastato un negozio e sputato a un dipendente), Casalpusterlengo, Vercelli. In Italia, Jelenic ha così alle spalle una lunga serie di denunce e un arresto. Unica condanna nel nostro Paese risulta essere nel 2025 per lesioni, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale a Vercelli. Da aggiungere poi anche tre denunce per possesso di armi da taglio e un tentato furto al Despar della stazione di Bologna.

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