Corteo anarchico con danni e polemiche: nessun colpevole

Un momento del violento corteo del gennaio 2023: nessun colpevole per quella giornata

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Bologna, 10 aprile 2026 – Nel gennaio del 2023 gli anarchici scesero in strada, a Bologna, in segno di solidarietà ad Alfredo Cospito, leader della Fai (Federazione anarchica informale), che all’epoca era in sciopero della fame contro il regime del 41-bis. Durante quel corteo non autorizzato, erano stati imbrattati muri e danneggiate vetrine di due banche del centro storico, ed erano comparse in diversi punti delle false locandine di Qn-Il Resto del Carlino dal contenuto diffamatorio contro il ministro Matteo Piantedosi e il regime di carcere duro.

Sedici anarchici a giudizio: tutti prosciolti

Per quegli episodi, era stato chiesto il rinvio a giudizio per 16 anarchici: oggi, in tribunale a Bologna, sono stati tutti prosciolti. In parte perché il fatto non sussiste (per quanto riguarda il tema delle false locandine), in parte per non avere commesso il fatto (non è stato dimostrato che siano stati gli indagati a mettere in atto quei danneggiamenti).

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Di che cosa erano accusati gli anarchici

I sedici attivisti erano accusati, a vario titolo, di una serie di reati come manifestazione non autorizzata, danneggiamento aggravato, imbrattamento, accensioni pericolose, porto di oggetti atti a offendere e violenza privata. La Procura, con il pm Stefano Dambruoso, aveva chiesto il rinvio a giudizio per tutti e sedici, ma il giudice ha deciso diversamente e ieri mattina li ha tutti assolti nel merito.

Gli avvocati: tutelato il diritto di pensiero

“Siamo molto soddisfatti – spiegano gli avvocati degli attivisti Ettore Grenci, Mattia Maso e Daria Mosini –, il giudice ha riconosciuto che non vi fossero elementi sufficienti per una ragionevole previsione di condanna, applicando in maniera rigorosa la regola di giudizio prevista per la valutazione nell’udienza preliminare. Evidentemente la decisione è il frutto di un’applicazione ampia del diritto di libertà di manifestazione del pensiero costituzionalmente tutelata”.

Quel giorno un centinaio di anarchici, alcuni con caschi e bastoni, avevano sfilato in centro e durante il tragitto erano stati imbrattati i muri con scritte e graffiti. Furono anche danneggiate le vetrate di due banche in via Riva Reno (Banca popolare di Sondrio e quella della Cassa di risparmio di Ravenna).

Cospito teste nel processo per l’attentato al ripetitore

Proprio in questi giorni Cospito è stato ammesso a testimoniare nel processo in corso a carico di sei anarchici, quello che riguarda l’attentato al ripetitore di Monte Capra (maggio del 2022), che fu dato alle fiamme, l’irruzione in una chiesa mentre si stava celebrando la messa e la ’scalata’ alla gru in centro: Cospito si collegherà in video – probabilmente già durante la prossima udienza in programma il 18 maggio – dal carcere di Sassari.

Le scritte e le minacce

A Bologna si respira un clima teso dopo le scritte comparse in ogni dove e spesso violente e minacciose: dalla premier (“Meloni appesa”) al sindaco Matteo Lepore e agli assessori, nessuna parte politica è stata risparmiata. Di recente, è comparsa pure una scritta nel quartiere San Donato per Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, i due anarchici morti nell’esplosione al parco degli Acquedotti nella capitale: “Per Sandro e Sara il 18 aprile Roma brucerà”, con riferimento a una manifestazione in programma quel giorno contro il 41-bis.

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