Abbandonò i figli allo stadio: papà condannato a 6 anni e 6 mesi

Abbandonò i figli al Dall'Ara nel 2024: papà condannato per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale

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Bologna, 18 marzo 2026 – Condannato per maltrattamenti e violenza sessuale a una pena complessiva di 6 anni e 6 mesi di reclusione il 42enne pugliese che, nel 2024, abbandonò i figli alla stadio dopo la partita Bologna-Monza, finita in pareggio.

Al momento, l’uomo, finora incensurato, laureato e lavoratore, un ‘insospettabile’, ha il divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico.

“Giustizia è stata fatta, ora attendiamo il pagamento delle spese comminate dal Collegio e le relative motivazioni”, le parole dell’avvocato Marco Sciascio, che con l’avvocata Giulia Ruggeri assiste moglie e figli dell’imputato. Disposta anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e interdizione di un anno dai lavori con i minori. 

La sentenza di primo grado c’è stata questo pomeriggio. Il pm Giampiero Nascimbeni aveva chiesto 7 anni. Il collegio dei giudici era presieduto da Giuseppe Pighi. Le motivazioni del dispositivo saranno depositate in 90 giorni.

I bambini abbandonati allo stadio

Tutta la storia era emersa dal giorno in cui lasciò i figli allo stadio. Alla fine del match al Dall’Ara, il 13 aprile 2024, finito in un pareggio, i due bambini in lacrime avevano attirato l’attenzione di una tifosa: il loro papà li aveva "spaventati", dissero i piccoli, e poi li aveva lasciati lì, perdendoli di vista nel mezzo dello stadio. La donna si era attivata per aiutarli e per fortuna la sorellina più grande, 10 anni (uno in più del fratellino), ricordava a memoria il numero di cellulare della mamma, che era stata subito contattata e si era precipitata a prendere i figli.

Una volta arrivati a casa, però, era iniziato un nuovo incubo. Dopo poco infatti era arrivato anche il papà, vistosamente ubriaco. Il quale, vedendo i bambini a casa in compagnia della mamma presumibilmente alterata, aveva dato di matto, inveendo contro quest’ultima e pure contro la figlioletta, accusandola di essergli "scappata" e di avere "fatto la spia". Il tutto mettendo nel frattempo a soqquadro la casa, scagliandosi contro mobili e soprammobili.

L’ultima aggressione e la denuncia

È stata l’ultima goccia, per la moglie, che a quel punto ha trovato la forza per denunciare il marito e di chiamare la polizia. Disperata, agli agenti aveva raccontato anni di vessazioni e violenze subite dal marito, il quale già dal 2015, alterato spesso dall’alcol, l’avrebbe offesa, insultata e picchiata anche davanti ai bambini. Anzi, in più occasioni se la sarebbe presa anche con loro, specie con la figlioletta, che aggrediva sia fisicamente sia verbalmente ("mi fai schifo, non sei mia figlia, sei come tua madre"). Non avrebbe risparmiato neppure la propria madre – di ben 94 anni all’epoca dei fatti –, quando aveva cercato di intervenire in favore di nuora e nipotini: il figlio l’avrebbe presa a schiaffi e calci. Non solo.

L’uomo avrebbe anche costretto la moglie a un rapporto sessuale, dopo averla insultata per come si era vestita e averla trascinata di peso in camera da letto.

Braccialetto elettronico e divieto di avvicinamento 

Per tutti questi motivi, gli agenti del commissariato Bolognina-Pontevecchio avevano eseguito nei confronti dell’uomo la misura dell’allontanamento immediato dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento alla moglie e ai figli, con braccialetto elettronico, disposta dal giudice per le indagini preliminari Alberto Ziroldi. Il quarantenne doveva rispondere quindi di maltrattamenti in famiglia e di violenza sessuale.

La moglie, professionista in carriera, nel denunciare gli anni di vessazioni subìti, aveva raccontato di non avere agito prima contro il marito per la vergogna di quanto era costretta a sopportare tra le mura domestiche. Inoltre l’uomo, che lavorava per un’azienda in smart working, si sarebbe comportato in maniera "insospettabile" agli occhi di amici e conoscenti.

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