Una medaglia per il frate dell’Amazzonia

Ho sempre sentito parlare di Padre Paolino Baldassarri, missionario di Loiano che ha speso gran parte della sua vita per dare assistenza ai popoli dell’Amazzonia. Ho apprezzato le celebrazioni di questi giorni che ne ricordano i dieci anni dalla morte e i cento dalla nascita. Mi piacerebbe conoscere qualcosa in più della sua vita e dell’impegno speso. Tutti devono sapere cosa ha fatto questo sacerdote.

Padre Paolino Baldassarri è stato un gigante, non in senso fisico ma in senso morale. Ha speso la sua vita ad aiutare gli ultimi e dal suo sorriso si percepiva la soddisfazione nel dare più che nell’avere.

La storia inizia a Quinzano, borgo a pochi chilometri da Loiano, dove nacque. A 27 anni prese i voti entrando nell’ordine dei ’Servi di Maria’ e senza pensarci due volte seguì una vocazione fortissima: dedicarsi all’attività missionaria. Di lì a poco decise di impegnarsi in Brasile nell’area dell’Acre, vasto Stato brasiliano tra le Ande e l’Amazzonia dove la civiltà è un optional.

L’Acre è uno degli Stati federali brasiliani più disagiati dove si può morire per fame. Costruì scuole per istruire la popolazione, fece arrivare medicinali che da queste parti non avevano mai visto, si adoperò per curare gli ammalati, si oppose alla deforestazione spregiudicata degli imprenditori in nome dell’ambientalismo e della giustizia sociale.

L’obiettivo, riuscito in buona parte, è stata quello di offrire agli abitanti strumenti per non essere costretti ad emigrare verso le città e non tagliare le radici con la propria terra vivendo di caccia, pesca, allevamento ma con maggiore istruzione e libertà.

E’ bene che la causa di beatificazione in corso proceda in fretta. Un testimonial che lo ha ricordato, tra gli altri, nelle recenti celebrazioni è Daniele Ravaglia, presidente della Fondazione Bologna Welcome, suo conterraneo.

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