Laura Schmidt, Luca e il mondo di Vasco Rossi. L’arte formato famiglia: la mostra a Bologna |
Bologna, 24 febbraio 2026 – C’è una strada a Bologna, dove vecchie attività commerciali stanno lasciando il posto a gallerie d’arte pop, e tra queste LKDK si fa notare per quel cappuccetto rosso armato – occhi dolci e violenza tra le mani – e per la vetrina con un display digitale che mostra tante immagini in sequenza provenienti da un’ispirazione ben precisa, tra manga e videogame.
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Una gallery piena di colori
La voglia di saperne di più è immediata, ma seguendo l’indirizzo web si arriva alle note bio che riportano solo una frase: ‘In cerca di Verità tra Arte e Cose Semplici’. Una dichiarazione intrigante costruita su contrasti netti, di un artista che sceglie di non esporsi e di far parlare i suoi lavori, perché la gallery è piena di opere colorate che sono festa per gli occhi, ma si coglie subito un lato oscuro. È un mondo onirico, dove si legge chiaramente quel dualismo tra bene e male, tra luci e ombre, da Blade Runner a tanta fantascienza, pieno di personaggi che potrebbero smaterializzarsi, perché viaggiano tra gli universi.
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Quel logo con ‘Vasco Joker’
C’è anche Cappuccetto Killer coi suoi compagni di viaggio, da Eva al Pierrot il coniglietto minaccioso, dal Bondage Mouse a Mute, che ricorda tanto la Tank Girl di Jamie Hewlett in un universo post apocalittico. Poi ecco spuntare un logo, che pare di aver visto da qualche parte: in effetti è il Vasco Joker, una faccia stilizzata che Vasco (Rossi, chi altro?) porta sui giubbotti, sui cappellini. E Piernitro, che troviamo sulla copertina di Basta poco, ancora la Combriccola del Blasco, Vito Santini. Tutti firmati LKDK.
È Laura Schmidt a raccontare le opere di Luca Rossi Schmidt
Questo è un cortocircuito – anche emotivo – che va depotenziato solo andando alla KLDK Art Gallery, in via Testoni 1/b a Bologna – si va su appuntamento –, dove è Laura Schmidt, la gallerista, a raccontarci le opere di Luca Rossi Schmidt, figlio suo e di Vasco. Che se suo padre è un tipo riservato, lui lo è anche di più, avendo scelto di vivere a Zocca – tanto per ribadire quella ricerca “tra arte e cose semplici” che lascia ogni tanto per viaggiare in Asia.
Laura Schmidt è sempre stata lontana dai riflettori, ma in questa nuova avventura ha deciso di fare un passo oltre l’ostacolo dell’esposizione pubblica, per essere l’interfaccia di un mondo “molto complesso e meraviglioso", dice a proposito del figlio trentaquattrenne, di cui ama molto il percorso; anche lei avrebbe voluto studiare arte e lo ha visto crescere e formarsi tra PlayStation, videogame, lettura di fumetti e poi studi tra Milano e Los Angeles nel campo dell’illustrazione e dell’animazione.
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7, un numero simbolico per la famiglia
In galleria, che prima era la sede di un’assicurazione e che è stata trasfigurata, ci sono tutte le opere che si scorrono online e che possono essere acquistate su vari formati e supporti, tele, plexyglass e light box in serie che vanno dalle 70 alle 700 copie “perché il 7 è un numero simbolico per noi”. Laura è nata il 7 come Vasco (e si sono spostati in data 7), Luca il 17.
“La galleria ha aperto lo scorso dicembre quando Vasco è tornato da Los Angeles – racconta Laura Schmidt – proprio come progetto famigliare voluto fortemente da noi tre e allo stesso tempo è stato creato il sito e il profilo instagram, dove si trova tutto il progress delle opere, dai personaggi come Cappuccetto Killer fino a Mute, la ragazza col fucile in mano e cappello verde, figura femminile che racconta, come altre, una rabbia verso il mondo che va elaborata”.
Il talento di Luca Rossi Schmidt
Iniziando a disegnare fin da piccolo, Luca Rossi Schmidt è stato subito intercettato dallo sguardo visionario del padre, che ha intuito quanto quei disegni si potessero sposare col suo mondo musicale. In effetti è una fruttuosa collaborazione, cosa non sempre facile. Però la cifra dell’artista, che disegna in digitale ma anche a china, carboncino, matita, è proprio quella di un continuo lavoro su se stesso, in cui può rispecchiarsi chiunque, consapevolmente o meno, magari cadendo come per disincanto, in quel mondo “stratificato, impossibile da afferrare fino in fondo, dove le figure e gli elementi in posizione elevata, richiamano una visione più ampia, quasi spirituale della realtà, per innalzarsi sulla pura materialità ed esplorare i propri fantasmi che non sono per forza negativi, sono piuttosto tracce, memorie, energie invisibili”, come scrive Luca Rossi Schmidt a proposito di Chariotto. E magari, dopo questo viaggio, poter riscoprire il proprio incanto.