La denuncia dell’avvocato: "Arrivarono a dirmi: strappiamo quel verbale" |
Parla Ettore Fabiani, il legale di 32 anni che ha fatto scattare le indagini
Articolo: Due ufficiali giudiziari arrestati. Bloccavano da mesi lo sfratto. E spunta una relazione con l’inquilina: i retroscena
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Pesaro, 3 aprile 2026 – A presentare l’esposto alla Procura nei confronti dei due ufficiali giudiziari arrestati Gennaro Franchini e Amedeo Trotta è stato l’avvocato Ettore Fabiani, 32 anni, che racconta il motivo di questa scelta.
Due ufficiali giudiziari arrestati. Bloccavano da mesi lo sfratto. E spunta una relazione con l’inquilina: i retroscena
Avvocato Fabiani, partiamo dall’inizio: cosa non ha funzionato in questa procedura di sfratto?
"Non ha funzionato tutto il percorso esecutivo. Parliamo di uno sfratto diventato esecutivo il 20 maggio 2025, con una prima data fissata a luglio. Da lì in poi, però, è stato un continuo rinvio".
Che cosa ha iniziato a insospettirla concretamente?
"Accessi fissati e poi saltati, date comunicate ad altri ma non a me. Io sono arrivato al punto di scoprire la data dell’esecuzione dai servizi sociali, non dall’ufficio. Ero l’avvocato delle proprietarie dell’abitazione e non ero informato: una cosa del genere non è normale".
Ci sono stati anche momenti di tensione?
"Sì. Mi è stato detto che avevo fatto una cosa grave, parlando addirittura di violazione di domicilio. Era una contestazione infondata, fatta per intimidire". Lei parla anche di un verbale "da strappare". Cosa significa?
"Mi è stato proposto di eliminare un atto e ‘metterci d’accordo’. Per me è stato il punto di non ritorno: lì ho capito che dovevo andare fino in fondo".
Quando decide di presentare l’esposto?
"Quando mi rendo conto che la situazione non è più spiegabile con semplici disguidi. Io ho un dovere verso i miei assistiti e verso la giustizia".
Che idea si è fatto di quanto accaduto?
"Il problema non è solo questo caso. Il problema è il principio: l’ufficiale giudiziario è la mano della giustizia, deve eseguire le sentenze. Non può decidere se farlo o quando farlo. Per quello c’è il giudice".
Perché ha scelto di esporsi in prima persona?
"Perché è il mio dovere. L’avvocato non è solo il difensore del cliente, è parte della giustizia. Noi siamo tra i primi interlocutori dei cittadini. Se iniziamo a chiudere gli occhi, il sistema perde credibilità".
Che messaggio lascia questa vicenda?
"Capisco le difficoltà sociali, capisco chi non riesce a pagare, ma non si può scaricare tutto sui proprietari. Se le regole non vengono rispettate, si crea sfiducia. E quando c’è sfiducia, nessuno affitta più, i prezzi salgono e il problema diventa ancora più grande. Le sentenze devono essere eseguite, altrimenti resta solo carta. In questo specifico caso parliamo di un debito che supera i 10mila euro e di proprietarie che continuano a sostenere costi, anche con un mutuo. Dall’altra parte ci sono due minori, che sono l’anello più debole. Ma proprio per questo serve che ciascuno faccia la propria parte: servizi sociali, istituzioni, tutti".
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