Bollette del telefono in tribunale, scure sull’Asur: “Ora paghi 1,2 milioni”

L’ex Asur condannata in appello a pagare quasi un milione e 200mila euro di bollette arretrate

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Ancona, 4 marzo 2026 – Oltre un milione e centomila euro per le prime bollette telefoniche, un altro milione e mezzo per le successive. In mezzo, anni di fatture per linee telefoniche, centralini, circuiti e servizi tecnologici. Protagonisti: l’ex Asur Marche e Tim-Telecom Italia spa. E una battaglia legale che ha attraversato il Tribunale di Ancona fino alla Corte di Appello, tra decreti ingiuntivi, contestazioni e piani di rientro non rispettati.

Le fatture che Telecom ha chiesto di pagare

Tutto nasce da una raffica di fatture (circa un migliaio, che coprono un periodo che va dal 2015 al 2020) che Tim-Telecom Italia spa, assistita dall’avvocato Paolo De Sanctis Mangelli del foro di Roma, ha chiesto di pagare: 1.133.110,41 euro per il primo decreto, 1.544.936,44 per il secondo. L’ex Asur ha contestato una parte delle somme, parlando di costi poco chiari e ha messo in discussione anche la validità di alcuni accordi.

Ma in mezzo c’è un piano di rientro firmato nel 2016, con cui l’azienda sanitaria aveva riconosciuto una parte consistente del debito. Il primo round si era chiuso in primo grado con la revoca dei decreti, ma il debito non era sparito. Il giudice aveva rideterminato le somme e condannato comunque l’ente sanitario a pagare il residuo (168.311,86 euro, più interessi), tenendo conto di quanto già versato in corso di causa. In appello, però, la partita si è riaperta.

Quanto dovrà pagare l’Asur

La Corte ha rivisto i conti, dato peso alla scrittura privata di riconoscimento del debito e stabilito che le somme dovute sono molto più alte rispetto a quanto fissato in primo grado. Non solo: gli interessi devono scattare automaticamente dalla scadenza delle singole fatture. E alla fine la stangata: l’azienda sanitaria marchigiana dovrà pagare quasi un milione e 200mila euro a Tim-Telecom Italia spa, più interessi e la condanna è immediatamente esecutiva.

Il primo decreto ingiuntivo era del luglio del 2019: 1.133.110,41 euro. Il secondo, del febbraio 2021, valeva addirittura 1.544.936,44 euro. Entrambi riguardavano i servizi di telefonia fissa e mobile, reti, software e forniture tecnologiche. Sul primo decreto l’ente deve ancora 45.177,04 euro (1.133.110,41 meno 1.087.933,37 già versati nel 2023) più interessi. Sul secondo: l’importo corretto è fissato in 1.138.816,50 euro, oltre interessi. Un altro colpo secco per l’ex Asur sono gli interessi moratori, che non decorrono dall’ultimo pagamento, ma dal giorno dopo la scadenza di ogni singola fattura, come prevede la legge sui ritardi di pagamento tra imprese e pubbliche amministrazioni. Significa che il conto finale potrebbe essere ancora più salato.

L’ex Asur contestava più fronti: sosteneva che prima del decreto serviva un tentativo di conciliazione, che il piano di rientro del 2016 non fosse valido perché non firmato dal direttore generale, che circa 126mila euro di “circuiti” (cioè i collegamenti telefonici e dati) fossero costi eccessivi o non dovuti, che mancassero contratti scritti regolari e molte fatture fossero già state pagate. Ma per i giudici le contestazioni sono rimaste generiche, non puntuali, non supportate da prove concrete. E in un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo chi si oppone al pagamento deve dimostrare l’inadempimento del creditore oppure di avere pagato, dimostrando non solo il bonifico, ma che quel bonifico si riferisce proprio a quelle fatture. Prova che, per la Corte, non è stata data.

Il risultato è che l’appello principale dell’ex Asur è stato respinto, mentre l’appello incidentale di Tim-Telecom Italia spa è stato accolto. I giudici hanno condannato l’ex Asur anche alle spese di entrambi i gradi di giudizio, per oltre 20mila euro solo in appello, più accessori. L’avvocato Loretta Lombardelli, che assiste l’ex Asur, ha commentato: “L’Ente tutelerà l’interesse pubblico in tutte le sedi giudiziarie”. “Speriamo – è invece la posizione dell’avvocato De Sanctis Mangelli – che, anche con un eventuale accordo transattivo, si possa chiudere al più presto questa annosa vicenda”.

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