Salvini invoca radiazione e arresto. Piantedosi: "Ostruzionismo ideologico". Cgil: "Una vera e propria irruzione" |
In un prevedibile crescendo di rabbia e indignazione sulla vicenda che ha coinvolto i medici del reparto di Malattie infettive di Ravenna interviene anche il vicepremier e ministro ai Trasporti Matteo Salvini. "Gravissimo. Se fosse confermato, – dice – sarebbe una vergogna da licenziamento, da radiazione e da arresto". A ruota lo segue il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che afferma che il vero problema sui Cpr, "sono quelli che per motivi puramente ideologici, anche per contrastare un’azione del Governo che intanto ha moltiplicato le espulsioni, fanno sabotaggio e ostruzionisimo". Sul caso intervengono anche i parlamentari della Lega Simona Loizzo, Elena Murelli, Nicola Molteni e Jacopo Morrone. "Se la vicenda risultasse confermata – sottolinea Morrone – farebbe emergere la punta dell’iceberg di un sistema doloso criminale, forse molto diffuso, di false documentazioni per contrastare le norme e le politiche immigratorie del governo". Per Alberto Ferrero, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, "qualora le ipotesi investigative fossero confermate, la vicenda rappresenterebbe una lesione gravissima dei principi di correttezza, trasparenza e legalità che devono guidare l’azione pubblica e l’operato dei professionisti del servizio sanitario".
Esprime invece "sconcerto e disappunto" l’Anaao Assomed Emilia Romagna, il sindacato medici e dirigenti del servizio sanitario nazionale, che scrive che "le forze di polizia si sarebbero presentate in reparto prima dell’alba per effettuare perquisizioni protrattesi per l’intera giornata successiva". Vicino ai colleghi impegnati in un compito "delicato e gravoso", il sindacato ritiene che "gli accertamenti sull’attività del medico, pienamente legittimi, debbano svolgersi nel rispetto del ruolo e della funzione dei professionisti, evitando strumentalizzazioni, delegittimazioni e pressioni sul sistema sanitario e sui suoi operatori".
Cgil e Fp-Cgil, a seguito anche delle segnalazioni dei lavoratori, descrivono una "irruzione, all’alba, in un reparto di degenza", per "accertamenti che sarebbero potuti avvenire in modalità diverse seppur con tutte le garanzie del caso". Sulla stessa lunghezza d’onda Luca Lanzillotti, della Uilfpl Ravenna: "In assenza di elementi che non conosco e che possano consentire di dare un giudizio puntuale, credo tuttavia che sia assurdo far ricadere certe decisioni su chi svolge la propria professione, spesso tra mille difficoltà, con l’unico scopo di garantire assistenza e cura alle persone senza pregiudizi e senza distinzioni riconducibili a orientamenti politici, religiosi, sessuali, alla provenienza o al colore della pelle. Chi vuole fare la caccia alle streghe si prenda la responsabilità di farlo".