Concessioni balneari, l’Emilia-Romagna alza il muro: “No ai bandi calati dall’alto”

L'assessora Roberta Frisoni

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Rimini, 26 marzo 2026 – C’è un punto, nella lunga e intricata partita delle concessioni balneari, in cui la sabbia smette di essere solo metafora e diventa terreno politico vero: quello su cui si misura il rapporto tra centro e territori. Ed è proprio lì che l’Emilia-Romagna pianta il suo ombrellone, rivendicando un principio semplice quanto scomodo: niente decisioni calate dall’alto. Nell’incontro convocato oggi in Regione dall’assessora al Turismo, Roberta Frisoni, con Comuni della costa, associazioni di categoria, sindacati e rappresentanti dei consumatori, il messaggio è stato netto.

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Non una chiusura, ma una disponibilità condizionata: si collabora, certo, ma a patto che il confronto sia reale e non una liturgia a cose fatte. Il nodo è quello del bando-tipo nazionale per l’assegnazione delle concessioni demaniali marittime, atteso dopo il decreto-legge dell’11 marzo 2026 e ancora assente dal tavolo operativo. Un’assenza che pesa, perché lascia sospeso un intero sistema economico mentre incombe l’applicazione della direttiva Bolkestein, da anni al centro di tensioni e rinvii.

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“Non accetteremo soluzioni che non tengano conto delle specificità del nostro sistema balneare”, ha ribadito Frisoni. Parole che suonano come un avvertimento più che una richiesta, soprattutto alla luce di un confronto con il governo che, almeno finora, non è mai davvero decollato. A pochi giorni dalla scadenza per il passaggio in Conferenza unificata, da Roma non è arrivata né una bozza né una convocazione.

E così la Regione annuncia una mossa formale: una lettera al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per chiedere tempi e modalità del confronto. Ma il punto politico resta. Perché qui non si discute solo di procedure amministrative, bensì della tenuta di un modello turistico che, lungo la costa adriatica, vale una fetta consistente delle presenze nazionali.

Il rischio, evocato più o meno esplicitamente da tutti i partecipanti al tavolo, è quello di una transizione gestita male: bandi improvvisati, contenziosi, servizi interrotti. Uno scenario che l’Emilia-Romagna vuole evitare, insistendo su un percorso ordinato e condiviso. In un contesto internazionale già incerto, la partita delle concessioni diventa così un banco di prova per la capacità del Paese di non farsi male da solo.

E se è vero che le regole europee impongono un cambio di passo, è altrettanto vero che nessuno è disposto ad accettare che quel passo venga deciso altrove, senza ascolto e senza mediazione.

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