Virtus, il club dove gli italiani crescono. I numeri esaltano Niang, Diouf e Akele |
Momo Diouf, Luigi Suigo e Saliou Niang in maglia nazionale (Ciamillo)
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Un’identità fortemente italiana. Un concetto, questo, sul quale si è speso Paolo Ronci, direttore generale della Virtus, prima della final eight di Coppa Italia. E che la Virtus abbia una forte matrice italiana non è un modo di dire. Al contrario, quasi una scelta di vita. Scelta che la Virtus ha fatto spesso, anche in passato e che, di fatto, ha rilanciato dalla fine dello scorso decennio, con Sale Djordjevic in panchina, Ronci come direttore generale e Massimo Zanetti come patron.
Una forte anima italiana significa non solo prendere giocatori nati da queste parti. Ma anche utilizzarli, farli crescere e valorizzarli. Facile, certo, quando l’italiano si chiama Marco Belinelli (Amedeo Tessitori, Awudu Abass, Pippo Ricci e Nico Mannion) o, più recentemente, Daniel Hackett e Achille Polonara. Ma la Virtus, che ha un capitano italiano – Alessandro Pajola – in questi giorni si è trasferita con un gruppo corposo in azzurro, agli ordini di Luca Banchi, ex coach bianconero e attuale ct della Nazionale.
Sono i numeri a dimostrare come puntare sugli italiani, almeno in casa Virtus, non sia solo uno slogan o un modo di dire. Sono i numeri e le cifre che certificano questa scelta e questa filosofia. Numeri che, da questo punto di vista, dimostrano come tra le due rivali storiche della pallacanestro italiana – la Virtus, appunto, e l’Olimpia Milano – ci sia quasi un abisso.
Prendiamo l’ultima nazionale. Pari e patta sui giocatori esclusi dai dodici all’ultimo momento. Fuori Flaccadori, esterno di Milano e fuori Francesco Ferrari (classe 2005) che fin qui non è riuscito a ritagliarsi uno spazio corposo in maglia bianconera.
I numeri ai quali facciamo riferimento sono relativi ai minutaggi in campionato, Coppa Italia ed Eurolega.
Milano – tra gli italiani va annoverato anche Quinn Ellis, oltre a capitan Pippo Ricci – in azzurro in questo momento ha Stefano Tonut e Nico Mannion. Tonut ha un impiego medio, in serie A, di 12,5 minuti. Utilizzo che scende a 4’ in Coppa Italia (trofeo per altro alzato al cielo proprio dai ragazzi di Peppe Poeta) e risale a 8,5’ in Eurolega.
E Mannion? Dai 15,4 minuti in serie A, agli 11,5’ in Eurolega allo zero assoluto in Coppa Italia.
Sono qui le differenze macroscopiche a partire da uno degli ultimi arrivati in casa Virtus: Saliou Niang (classe 2004). Sal, che è un debuttante in Eurolega, gioca 22,5 minuti di media in campionato e 20,4’ in Europa. In Coppa, chiusa in modo poco brillante, è salito a 26,5.
Più costante il minutaggio di Momo Diouf che, sulla carta, nell’estate del 2024, avrebbe dovuto essere il terzo pivot della Virtus. Momo resta in campo 19,9 minuti in campionato, 18,5’ in Europa e, a Torino, ha avuto una media di 23,5’. Più contenuto il minutaggio di Nicola Akele. Ma qui andrebbe operato un distinguo perché, fino a febbraio dello scorso anno, erano più gli ’ne’ degli ingressi in campo. Nicola, che è il più vecchio dei tre (classe 1995, mentre Momo è un 2001, come Aliou Diarra) resta in campo 13,9 minuti in campionato e 11,5’ in Eurolega. Nella final eight la media è stata di 10 minuti.
Il mercato degli italiani continua a essere monitorato dal club bianconero. E in attesa che anche Ferrari rompa in qualche modo il ghiaccio (dopo l’unica prova vera a Cremona), la Virtus segue con interesse altri prospetti. Come Davide Casarin (2003) che forse non ha un ruolo ben definito (perché ne può ricoprire diversi), ma che con il Sergente di Ferro Dusko Ivanovic potrebbe crescere ancora.
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