Starks Il signore dei rimbalzi. E non solo |
Quattro stagioni per Marcellus con la maglia Fortitudo dal 1978 al 1982. Il periodo più bello in coppia con l’estroso Jordan
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Quattro stagioni da favola, a cavallo degli anni Settanta e Ottanta, per diventare il Barone Nero. O meglio, come diceva il Lungo, prima di ogni gara in Piazza Azzarita, "E con il numero 15, sua maestà Marcellus Starks".
Marcellone nasce a Chicago il 14 novembre 1952. E’ alto 205 centimetri, non è veloce, non salta molto, ma è il mago dei rimbalzi. Di più: il rapporto qualità (del giocatore) e rendimento in campo lo porta a essere uno degli immortali nella storia dell’Aquila.
Di lui, John McMillen, il suo primo allenatore in Fortitudo, diceva: "Non ho mai visto sfruttare così tanto un talento così povero: Marcel non era veloce e arrivava sempre primo in contropiede. Non saltava ed era il primo rimbalzista".
Marcellone resta in Fortitudo dal 1978 al 1982: in quattro stagioni mette insieme qualcosa come 2.638 punti in 118 gare. La media dice che ne segna più di 22 a partita. La prima stagione fa coppia, sotto canestro, con Jeff Cummings. Ma ‘Jeff Jeff Jefferson’ – una sorta di Tony Kukoc, solo come fisico, non certamente per ruolo e per talento – dopo una prima annata ad alto livello si perde tra via San Felice e Piazza Azzarita, offrendo un rendimento sempre più sbiadito.
Marcellone, al contrario, si esalta e quando viene accoppiato al gemello (diverso) Charles Jordan, esplode fino a essere considerato, a giusto titolo, uno dei migliori centri del campionato. Avete presente quando, ora, si parla di doppia-doppia, quando un giocatore, magari, mette assieme almeno 10 punti e 10 rimbalzi? Vero che, negli anni Settanta e Ottanta i minutaggi degli americani spesso e volentieri sfiorano il ‘tutto esaurito’ (nel senso che restano in campo per quaranta minuti filati), ma una volta, a Cagliari – siamo nel 1979 – Starks mette insieme 32 punti con 31 rimbalzi.
La digitalizzazione delle statistiche e gli indici di valutazione saranno inseriti solo più tardi, ma è chiaro che si tratta di una prestazione strepitosa,
I maligni dicono che, alle volte, Marcellone sbagli delle conclusioni appositamente per raccogliere il rimbalzo e migliorare la statistica nella specialità ‘rebound’.
La realtà è che Marcello, pur non avendo un’altezza stratosferica e nemmeno una grande elevazione, ha un senso del rimbalzo speciale. Che lo rende unico. Uno dei migliori allievi, nella specialità, è Walter Magnifico che sarebbe poi esploso a Pesaro, diventando un punto fermo della Nazionale e uno dei migliori giocatori della sua generazione.
In campo non ci sta mai a perdere. Come quel 20 gennaio 1980. Si gioca all’Arsenale di Venezia – siamo in A2 – contro la fortissima Reyer. Venezia ha già perso in Piazza Azzarita, ma in casa vuol spazzare via l’Aquila per conquistare la A1.
Ci sono Anconetani, Ferro, Arrigoni, Jordan e appunto Starks. Che nel primo tempo finisce a terra, batte la testa, perde anche conoscenza. Per i sanitari la partita di Marcellus finisce lì. I medici vorrebbero portarlo al più vicino ospedale per accertamenti. Starks non solo si siede in panchina, nella ripresa. Ma pretende di giocare e l’Aquila vince 96-88 e dà li prende la rincorsa per ottenere la promozione a Fabriano. Con tanto di scazzottata finale con Marcel (il brasiliano, non Starks), perché la Fortitudo non si fa mancare nulla.
I compagni dell’epoca dicono che sia di poco parole. E, pur conoscendo molto bene la lingua italiana, usi troncare i discorsi, per non affaticarsi troppo, usando parole come "buono" e "no buono".
Nel 1982 lascia Bologna per la Catalogna. I 70mila dollari di ingaggio che percepiva in via San Felice, diventano quasi 200mila a Barcellona. E, oltre a lasciare una squadra che, in Italia, veniva paragonata a un ascensore – un anno in A1, poi la discesa in A2 e la successiva risalita nella serie maggiore – rende magico un club. Adesso siamo abituati a vedere il Barcellona al top, ma in quegli anni, in Spagna, si parla solo di Real. E Marcello, al primo colpo, vince il titolo di Spagna e la Copa del Rey. Due stagioni in Spagna, poi un’annata a Treviso, Santa Coloma, Oar Ferrol, per poi tornare in Italia, Napoli e Pavia. E nel 1988/89 un clamoroso cambio di casacca.
In casa Virtus si fa male Clemon Johnson, così, Marcell, avversario orgoglioso di tante stracittadine, indossa la maglia bianconera per sostituire, per otto partite, Clemon. Lo vuole Dan Peterson, che all’epoca è il general manager bianconero. "Chiamo l’agente Herb Rudoy – racconta Dan – per avere Starks. Fatto in due secondi e Marcel arriva, senza allenamento per farci vincere una partita di Coppa Italia contro Venezia dopo un supplementare. Senza allenamento, senza riposo, senza conoscere né schemi né compagni, Starks fa 20 punti, prende una caterva di rimbalzi e ci salva Coppa Italia e stagione".
Marcell continua a frequentare le Due Torri e, nel terzo millennio, fa parte di una cordata che vorrebbe rilevare la proprietà Fortitudo. Ma senza fortuna.
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