Matteo Colombaretti lascia l’Università per inseguire il sogno di diventare allenatore di calcio. E lo chiama la Reggiana

Bologna, 5 gennaio 2026 – Da ingegnere civile che progetta grattacieli, dighe, autostrade e ponti a sognare di fare l’allenatore professionista di calcio, il passaggio può essere molto breve. Lo dimostra la storia di Matteo Colombaretti, 27 anni di Bologna, che a un pugno di esami dalla laurea ha abbandonato gli studi – provocando un improvviso terremoto per i suoi genitori – per inseguire la partita del cuore: farsi chiamare da tutti “mister”. Una vita nel pallone, la sua, sempre al seguito del padre, planato in orbita Bologna ai tempi del mito in erba Roberto Mancini. Matteo, centrocampista della Pianorese, diventa allenatore dilettantistico ad appena 18 anni ascoltando il consiglio dei maestri Lorenzo Sirri e Germano Mazzanti, colui che scoprì Giacomo Cipriani (“Matteo, lascia perdere la divisa da giocatore, tu sei un tecnico, e farai strada”). Così, in ‘zona Cesarini’ ha invertito la rotta del proprio destino investendo tempo ed energie nel formare giovani calciatori, riuscendo in pochi anni di attività a far spiccare il volo verso squadre professionistiche della regione a tanti ragazzi. Poi, pochi mesi fa, la svolta repentina nella carriera: la Reggiana, strappandolo alla concorrenza di un importante club bolognese, gli ha affidato la guida tecnica degli under 13. Con affaccio sul grande calcio.

Che emozione ha provato quando le è arrivata la proposta?

“Sono stato molto felice e onorato, la Reggiana è una società molto importante del panorama calcistico professionistico e questi primi mesi hanno confermato le ottime impressioni iniziali. L’ambiente è molto professionale, sereno e stimolante; ho la fortuna di collaborare con uno staff di altissimo livello e allenare dei ragazzi fantastici, che ci stanno dando tantissime........

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