Scuola, congedo mestruale per le studentesse: “Proposta passata a grande maggioranza”. Ecco come funziona

Lorenzo Borghi e Giovanni Merolla promotori del ’congedo mestruale’

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Modena, 5 aprile 2026 – L’istituto superiore Luosi-Pico di Mirandola scrive una nuova pagina nella storia della vita scolastica modenese: è la prima scuola a riconoscere il valore del ’congedo mestruale’. Si tratta di due giorni di assenza giustificata al mese, senza conseguenze sulla validità dell’anno scolastico. Un passo significativo ed importante di inclusività sulla strada della piena ed effettiva parità di genere. In Emilia-Romagna un solo precedente, a Ravenna.

L’iniziativa dei rappresentanti d’istituto

L’iniziativa che ha portato a questo sbocco che segna una svolta nel mondo della scuola – ora introdotto e codificato nel regolamento di istituto (un solo voto contrario) – non è il risultato di una conquista realizzata dalle ragazze, ma viene da un percorso avviato a novembre da due colleghi maschi, rappresentanti degli studenti nel consiglio di istituto.

La gestazione della decisione ha richiesto qualche mese. "Io e il mio compagno di classe Giovanni Merolla, che fa parte della Rete degli Studenti Medi – racconta Lorenzo Borghi, giovane diciassettenne al quarto anno del Luosi – siamo stati eletti come rappresentanti della componente studentesca (4 su 19) nel Consiglio di Istituto a fine novembre 2025 e la proposta del congedo mestruale era contenuta nella nostra piattaforma rivendicativa. Invece del solito torneo abbiamo optato su contenuti più concreti che favorissero il benessere delle studentesse e degli studenti. Subito a dicembre l’abbiamo portata alla attenzione della dirigente scolastica, che ci ha spiegato come muoverci soprattutto per gestire in modo corretto la privacy delle studentesse".

"A inizio marzo – spiegano Borghi e Merolla – avevamo tutto pronto e abbiamo presentato la proposta di deliberazione che è passata a grande maggioranza a fine marzo".

Come funziona il congedo mestruale

Il dispositivo è semplice e prevede che le ore di lezione perse a causa dei cicli mestruali particolarmente dolorosi e invalidanti, di cui soffrono spesso le ragazze, alla fine dell’anno non entreranno nel computo finale delle ore di lezione da raggiungere (75%), necessarie ai fini della promozione, ossia le assenze dovute alla condizione mestruale non incideranno negativamente sul monte ore necessario per la validità dell’anno scolastico, permettendo di conciliare il diritto alla salute con il percorso formativo. "Noi ora siamo disponibili – affermano Borghi e Merolla – a dare una mano o a raccontare la nostra esperienza perché anche altri istituti assumano provvedimenti analoghi".

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