La pace in bilico: il mondo instabile si specchia nei Giochi

Roma, 8 febbraio 2026 –  Le Olimpiadi sono ancora, sono mai state, un luogo di pace? A fare oggi questa domanda, così densa di portata simbolica, così carica di aspettativa morale, si rischia certamente di passare per degli ingenui. Il mondo racconta tutt’altro: la pace arretra sistematicamente. Ovunque. E anche i Giochi smettono di incarnare soltanto un evento sportivo, tornano a essere ciò che sono sempre stati, in fondo, nei momenti di passaggio della storia: uno specchio. Non tanto di ciò che vorremmo essere, quanto di ciò che siamo diventati.

Dunque, riformuliamo la domanda: che tipo di pace siamo in grado di immaginare in un mondo che vive in stato di allerta permanente? Una pace piena e condivisa, o una pace minima, vigilata, che convive con la paura?

C’è una soglia oltre la quale lo sport smette di potersi raccontare come uno spazio separato. È la soglia tra un’idea rassicurante di neutralità e un terreno più esposto, attraversato dalle tensioni del presente, in cui parole per lungo tempo compatibili iniziano a urtarsi e a contendersi lo spazio pubblico: la pace, evocata come orizzonte comune, si misura con l’urgenza della........

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