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Matteo Renzi e il femminismo che piace a lui

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18.09.2019

Ieri Matteo Renzi ha lanciato il suo nuovo partito. Tre le parole chiave scelte: innovativo, giovane, femminista. L’annuncio inizia così: «Ho deciso di lasciare il PD e di costruire insieme ad altri una Casa nuova per fare politica in modo diverso». La pratica di un linguaggio inclusivo che superasse il plurale maschile per corrispondere alla propria dichiarazione di intenti e che nominasse anche le “altre” sarebbe stato un buon segnale.

Andando oltre il linguaggio – che comunque ha un significato sostanziale – la spiegazione di che cosa significhi per lui “femminista”, Renzi l’ha data sommariamente nell’intervista a Repubblica. E per ora è solamente su questa che possiamo dire delle cose:

«Sarà femminista con molte donne di livello alla guida. Teresa Bellanova sarà la capo delegazione nel governo. Una leader politica, oltre che una ministra. Per me le donne non sono figurine e l’ho sempre dimostrato. In ogni provincia a coordinare saranno un uomo e una donna: la diarchia è fondamentale per incoraggiare la presenza femminile».

Non è chiaro che cosa si intenda, innanzitutto, con l’espressione “donne di livello”, ma soprattutto non è chiaro chi lo stabilisca questo livello (le parole “libertà”, “parità” o “uguaglianza” hanno significati ben diversi se a parlarne è Olympe de Gouges o Napoleone). Non si sono mai viste........

© Il Post