Le violenze naziste a Trieste: dalla Risiera di San Sabba al Silos, la mappa della repressione

Se nell’accezione comune la storia dell’occupazione tedesca di Trieste è sempre coincisa con la sola Risiera di San Sabba, ormai divenuta simbolo e insieme “contenitore” del periodo della zona d’operazioni del Litorale Adriatico (Operationszone Adriatisches Küstenland, Ozak), esiste in realtà nell’intera città una mappa della repressione, caratterizzata da una molteplicità di luoghi militari (i bunker), burocratici (gli uffici) e detentivi (le carceri).

 

Delineando questa geografia della violenza che affianca e a volte, specie con l’uso del lavoro forzato della Todt (l’ ente di costruzioni che operò dapprima nella Germania nazista, e poi in tutti i paesi occupati dalla Wehrmacht), si sovrappone col sistema difensivo nazista, si incontrano in primo luogo le carceri del Coroneo, allora in via Nizza e dei Gesuiti, in via del Collegio, a fianco della Chiesa di Santa Maria Maggiore. La necessità di spazi sempre più grandi comportò poi, già nell’autunno del 1943, l’utilizzo del vecchio deposito Silos.

Quest’ultimo, situato a fianco della stazione ferroviaria centrale di Trieste, fu trasformato in un campo di raccolta (Sammellager) dove rinchiudere i prigionieri militari italiani e gli arrestati in generale durante le operazioni antipartigiane di quei mesi. A partire poi dal dicembre 1943, quando avvenne il transito del primo convoglio di internati di........

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