InCe a Trieste, da trent’anni un ponte verso l’Est

Trieste costruisce da sempre ponti tra Est e Ovest. Invisibili, eppure solidi e frequentati. Da trent’anni la città ospita un acronimo che persegue una sintesi tra quadranti geoeconomici: l’InCe. Quando è nata, ancora sull’Europa non si era depositata la polvere del crollo del Muro di Berlino. Era il 1989 e l’Ince voleva far dialogare aree diverse: Italia, Ungheria, Austria e Jugoslavia, il primo poker destinato a generare tutta la partita.

Nel ‘96, appunto, l’insediamento a Trieste. Dopo tre decenni di tessiture, l’Iniziativa Centroeuropea conta 17 Stati e associarla a Trieste è diventato un gesto naturale. Il suo lavoro scavalca la diplomazia formale e ne prescinde: piani triennali, progetti comunitari, energia verde, sostegno alle piccole imprese, minoranze, turismo sostenibile, start-up e capitale umano. Un tempo foro politico, oggi laboratorio operativo, dove i protocolli si mescolano a speranza e pragmatismo.

Martedì 17 marzo la ricorrenza del Segretariato esecutivo, in arrivo numerose delegazioni. E con Tajani si parlerà anche di Imec. Scattati divieti e misure di sicurezza

L’Est, l’Ucraina, i Balcani. E “noi”, gli europei targati Ue. Anime diverse a un tavolo unico, rimarginando ferite e accompagnando, come osserva il segretario generale Franco Dal Mas, i percorsi laboriosi dell’integrazione europea. Oggi l’intuizione rivive con format contemporanei: i panel sulla connettività, i progetti transfrontalieri, le iniziative culturali.

Non è tempo di suonare fanfare, il mondo è in fiamme e la missione dell’InCe resta una sfida aperta, tra i Balcani in perenne anticamera per entrare nella Ue e l’Ucraina che difende con le armi il suo futuro europeo. Ma è significativo celebrare i trent’anni triestini di un soggetto che considera l’Europa della storia e della gente, e non solo quella delle adesioni comunitarie. —

Europa, obiettivo coesione

Nata l’11 novembre del 1989, a due soli giorni di distanza dalla caduta del muro di Berlino, l’Iniziativa Centroeuropea è un ponte verso l’Est che da 30 anni ha la sua sede operativa a Trieste. La coesione tra Paesi dell’area, già nell’Ue o sulla strada per entrarvi, resta l’obiettivo centrale che l’InCe (Cei, in inglese) sta costruendo grazie al proprio Fondo di cooperazione, Fondo Bers, progetti europei e sostenuti dalla Regione Fvg. In totale sono oltre duemila le iniziative finora realizzate. Il traguardo del trentennale del Segretariato esecutivo a Trieste rappresenta quindi una tappa importante, che sarà celebrata martedì dalle 10.30 al Generali Convention Center, in Porto Vecchio, alla presenza del ministro degli Esteri Antonio Tajani e degli omologhi di altri Paesi aderenti. Si parlerà del percorso fin qui compiuto, ma anche delle prospettive future del più antico forum di cooperazione regionale nell’area. Sarà l’occasione per valorizzare il ruolo di Trieste come ponte naturale tra Europa centrale, orientale, sud orientale e piattaforma internazionale di cooperazione.

Nata nell’autunno del 1989 a Budapest, per iniziativa di Italia, Austria, Ungheria e l’allora Jugoslavia, l’Iniziativa è stata creata in un momento cruciale della storia europea, solo due giorni dopo la caduta del muro di Berlino, con l’obiettivo di favorire il dialogo politico, la cooperazione economica e il riavvicinamento tra Paesi a lungo separati dalla Guerra fredda. Un ruolo strategico che l’InCe è stata capace di mantenere negli anni immediatamente successivi, quelli del conflitto nei Balcani, ampliando progressivamente il suo network. Oggi sono 17 gli Stati aderenti, in parte già inclusi nell’Ue e in parte candidati a entrarvi, che a turno, per un anno, reggono la presidenza (ora è quello della Romania). Ce n’è un diciottesimo, la Bielorussia, al momento sospeso. L’ampliamento della platea è stato immediato con l’ingresso nel 1990 della Cecoslovacchia (e poi nel 1993 di Repubblica Ceca e Slovacchia) e nel 1991 della Polonia. L’eredità dello Stato jugoslavo è stata raccolta in pratica da tutti i suoi eredi tra il 1992 (Slovenia e Croazia) e il 2006 (Montenegro). Se l’allargamento a Est è stato........

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