L'editoriale/ I conflitti e il filo nero del petrolio

Qual è l’obiettivo strategico di Donald Trump? Una impressionante “armada” aeronavale (come l'ha battezzata lo stesso Presidente) è arrivata nell’area del Golfo e continua a rafforzarsi. È una mobilitazione più vasta di quella che è stata impiegata contro il Venezuela. Tutto fa pensare che gli Stati Uniti si preparino a colpire nuovamente e con estrema durezza il paese e il regime. Ma l’obiettivo strategico dell’operazione non è del tutto chiaro.
Certo Trump intende infliggere altre distruzioni al programma nucleare iraniano, forse anche coll’idea di costringere in questo modo Teheran ad una posizione negoziale più malleabile, tuttavia non molti credono che questo basti per far cambiare posizione alla Guida Suprema Ali Khamenei.
Un altro obiettivo potrebbe essere quello di appoggiare le proteste di massa contro il governo, che ha attuato una feroce repressione con oltre 25mila morti. Non è però chiaro se un intervento esterno di questa natura potrebbe realmente rovesciare il regime o non piuttosto rafforzarne l’ala più radicale. Certamente tra gli scettici sulla bontà dell’operazione ci sono gli alleati degli Usa nel Golfo, a cominciare dall’Arabia Saudita.
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