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L'intervista «Salve, sono il Campionato del Mondo di rugby: vi piacerò. L'Italia? Forza Parisse» La guida tv La novità streaming

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02.10.2019
Allora, illustre Campionato del Mondo di rugby, come va con il giapponese?
«Lasci stare, una fatica, ma ne vale la pena perché per la prima volta, dopo otto edizioni si lasciano i paesi storici della palla ovale, quelli dell’Impero Britannico più la Francia: adesso si giocherà in Asia, in Giappone che pure ha radici ottocentesche per mete e placcaggi: 48 partite dal 20 settembre al 2 novembre, uno spettacolo che ha davanti solo Mondiali di calcio e Olimpiadi».

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LA NOVITA' STREAMING
Le 30 partite (su 48) dei Mondiali che non andranno in onda su Rai2 o RaiSport potranno essere viste in diretta streaming gratuita su www.rugbyworldcup.com



Perché il rugby, il più antico sport di squadra codificato, si è deciso così tardi (1987) a organizzare i Mondiali?
«Temeva che avrebbero favorito l'arrivo del professionismo in una disciplina nata per educare la classe dirigente britannica. Si ricorda che venne inventato, secondo una piacevole leggenda, dallo studente Williams Webb Ellis nel 1823 nel college della città di Rugby, dove ha studiato anche Lewis Carroll? Ma l’arrivo del business nel rugby era un processo ineluttabile e 32 anni fa il primo antenato servì proprio a evitare un esodo di massa verso il rugby pro' a 13. E dopo la terza edizione, quella nel nuovo Sud Africa di Mandela nel 1995, anche il rugby seguì la strada degli altri sport».

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Fa tenerezza pensare a quella prima edizione in Nuova Zelanda?
«Fu un piacevole jamboree fra pochi amici, lo sponsor (uno solo, toh, giapponese) firmò mezz'ora prima dell'inizio del torneo. La diaria dei giocatori era di 6 sterline al giorno, manco i francobolli per le cartoline. Il Mondiale di cui comunque sono più fiero è quelle del 1995 con Nelson Mandela che, con il mio aiuto, unì il nuovo Sud Africa: mi vengono ancora i brividi».




Può dirlo forte, comunque adesso lei muove bei numeri.
«Sicuro. Questa volta gli sponsor di livello mondiale sono sei e l'economia giapponese incasserà dai 3 ai 4 miliardi di dollari. Sono attesi 400mila fedeli in pellegrinaggio e l'audience tv prevista (nonostante l'orario mattutino non aiuti l'Europa, per l'Italia torna la Rai, ndr) sarà di oltre un miliardo di persone, 20% rispetto al 2015. E poi 1,8 milioni di presenze in 12 stadi senza poter esaudire almeno un altro milione di richieste. Sarà il Mondiale più spettacolare e più ricco di sempre».


In questo gioco ora ipertrofico di muscoli e di dollari che cosa resta del vittoriano Play up and play the man (Gioca e sii uomo)? Che cosa resta dello spirito delle regole volute a Rugby 170 anni fa dal preside Thomas Arnold, ideatore di un “cristianesimo muscolare” con cui voleva anche affrontare le prime derive sociali della rivoluzione industriale inglese?
«Molto, perché questa disciplina, termine mai così adeguato, necessariamente di squadra e di rispetto assoluto delle regole, dell'arbitro e degli avversari sennò si scade nella rissa, ha in sé gli anticorpi per non snaturarsi continuando a divertire e a educare chi gioca e chi lo guarda. E guardate anche all'enorme diffusione fra le donne e anche fra i bambini di tanti paesi fino a pochi anni fa alieni al nostro mondo. Certo, adesso, fra le nazioni al vertice, insieme allo........

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