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L'editoriale/ Nervi saldi e sano realismo

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19.01.2026

In quell’autentico garbuglio che sono diventate le relazioni internazionali risulta sempre più arduo interpretare le mosse dei vari attori che si stanno muovendo. Non possiamo dimenticare che per di più tutto avviene sotto la pressione di opinioni pubbliche spaventate che sono in uno stato peculiare: in parte reagiscono chiedendo mosse eclatanti, soprattutto dichiarazioni ad effetto per sentirsi rincuorare dai leader di riferimento che “gliela possiamo far vedere”; in parte si rifugiano in una strana apatia che spinge a considerare quel che avviene come frutto di follie che non si può far altro che subire in silenziosa attesa di tempi migliori.

L’ennesimo fuoco di artificio di Trump sulla Groenlandia si colloca in questo contesto. Valutarne le ragioni politiche e strategiche è inutile, perché non ci sono, in quanto non agisce per il disegno comprensibile, per quanto discutibile, di assicurarsi il controllo di un territorio chiave sia come confine, sia come giacimento di risorse per evitare che se ne appropri “il nemico”. Quell’obiettivo è già perseguibile sulla base degli accordi del 1951 con la Danimarca ed è condiviso in ambito Nato. Allora la spiegazione diventa, purtroppo, psicanalitica: il tycoon è convinto che se quell’obiettivo è giusto, lo si debba........

© Il Messaggero