L'editoriale/ La sfida di un’Europa adulta

Poteva essere un anno fatale. Occorre sottolinearlo, con un sospiro di sollievo e anche un minimo di giustificata soddisfazione, non lo è stato. L’Unione europea ha retto l’urto. Quale urto? Quello dell’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca. La politica dei dazi da un lato e il progressivo disimpegno statunitense dal fronte ucraino dall’altro hanno fatto vacillare l’Ue. Ma nel complesso l’Europa ha per ora limitato i danni e tutto ciò non era scontato. Il Consiglio europeo di fine anno è stato l’emblema, certo delle molte contraddizioni ma anche delle grandi risorse e delle altrettanto importanti potenzialità dell’Unione europea. Sia da un punto di vista procedurale, sia da quello politico, la questione dell’utilizzo degli asset russi congelati poteva portare a chiudere l’anno con una spaccatura o comunque con un pericoloso nulla di fatto sul cruciale finanziamento allo sforzo ucraino. La mediazione finale, con buona pace dei critici ad ogni costo e dei falsi europeisti, è stata di alto profilo. Sia perché ha aggirato il possibile veto di tre Paesi membri, sia perché grazie alla regia italo-francese ha di fatto aperto la via ad un nuovo fondamentale passo verso la comunitarizzazione del debito. Per molti versi come avvenuto sull’orlo del baratro nella primavera del 2020, l’Ue ha battuto un colpo e ha così aperto scenari per nulla trascurabili. 

Ora all’orizzonte si schiude l’anno che non vogliamo definire decisivo, ogni anno a suo modo lo è o perlomeno lo può essere. Meglio è forse presentare il 2026 come l’anno che può segnare il passaggio per l’integrazione europea dall’adolescenza all’età adulta. Il momento in cui l’Ue deve finalmente........

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