L'editoriale/ A scuola con l’IA: ritorno al futuro

Supponiamo che nel 2026, a dispetto di tutto (cattura di Maduro inclusa), non scoppi la Terza guerra mondiale. Supponiamo che il mondo non sia travolto da una nuova pandemia. Supponiamo che non sopraggiunga una crisi finanziaria devastante, uguale o peggiore di quella del 2007-2012. Ebbene, se nessuna di queste catastrofi dovesse verificarsi, è verosimile quello che sta iniziando possa essere ricordato come l’anno dell’Intelligenza Artificiale (IA).
Ci troviamo infatti, in questo inizio di 2026, nel preciso momento in cui l’Intelligenza Artificiale risulta reduce da uno straordinario salto tecnologico (intervenuto negli ultimi due anni), ma al tempo stesso ha appena iniziato la sua penetrazione nella vita delle persone, delle aziende, delle istituzioni. Tutto fa pensare che tale penetrazione avverrà precisamente quest’anno, perché i guadagni di efficienza che l’AI consente sono improvvisamente diventati enormi, e il terreno è ancora quasi completamente vergine.
Se provate a chiedere a ChatGPT che cosa dobbiamo attenderci dalla diffusione dell’IA la risposta che ricevete è salomonica, per non dire elusiva: tutto dipende da voi – risponde l’algoritmo – tutto dipenderà da chi e come mi vorrà usare. È la solita risposta che, da secoli, accompagna il progresso tecnologico, ma è una risposta fuorviante, perché, per rassicurarci, nasconde un dato di fatto storico: quel che è tecnicamente........

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