Kimi Antonelli, giovani italiani sul palcoscenico: ha già molti record, può diventare il pilota più forte di tutti i tempi

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C’è un’Italia che vince. Domina. Fa la differenza. E non soltanto per i risultati sportivi, ma per quella carica di simpatia ed empaticità che l’essere italiani spesso sprigiona. Il ragazzino Kimi Antonelli, con un balzo, si è arrampicato sul tetto del mondo e, in questi giorni, è chiamato a guardare tutti dall’alto in basso. Anche i suoi idoli, compagni di banco decisamente più esperti e maturi che magari erano campioni del mondo quando lui era ancora in fasce. O, forse, non era ancora nato. Sono la favole della vita che, a volte, sgorgano spontanee. Il fenomeno bolognese è il nuovo imperatore della velocità. Una carica da uomini veri, anche un po’ rudi, che affrontano la quotidianità con coraggio smisurato, senza avere mai paura, nemmeno a 350 all’ora.

Eppure, incontrandolo fuori dal suo mondo, Kimi sembra un ragazzo che ha appena posato i suoi giocattoli. Lo sguardo dolce non incute timore, il sorriso è pieno di adolescente freschezza. Un’impressione che sicuramente non hanno gli altri piloti di F1 perché quando Kimi indossa la tuta e s’infila il casco diventa un’entità aliena impossibile da acchiappare. La sua Freccia d’Argento, si trasforma in un razzo spaziale inarrivabile per gli avversari. A distanza di due settimane ha ripetuto la magia due volte: prima in Cina, poi in Giappone. Il copione è sempre lo stesso: sia Shanghai che a Suzuka, ha salutato tutti dando appuntamento al traguardo.

Ai tifosi tricolori la domanda sorge spontanea. Anche perché erano più di settant’anni che un nostro driver non s’impossessava del palcoscenico in lungo e in largo, con un’autorità sublime: sarà lui il pilota più forte di tutti i tempi? Chi pensa di avere la risposta è sicuramente un po’ presuntuoso.

Nel motorsport non vince né l’uomo né la macchina. Per centrare il bersaglio serve l’alchimia. Ed in questo momento la coppia Kimi-Mercedes sembra messa molto bene. La monoposto regina del nuovo ciclo tecnico con il campione della nuova era. Alonso e Verstappen si lamentano, l’emiliano indirizza la sua Stella come se fosse su un videogioco. La generazione giusta per la tecnologia attuale, il nuovo fenomeno delle macchine che usano l’intelligenza artificiale.

Kimi, da parte sua, la storia l’ha già scritta, a nemmeno 19 anni e mezzo. In meno di 15 giorni ha cancellato primati che erano stati inseriti nella leggenda in oltre 75 anni. Sia come sia, sarà difficile far meglio. L’italiano è diventato il più giovane di sempre ad aver conquistato una pole position, simbolo del talento e della velocità pura, e ad essersi issato in vetta alla classifica mondiale. Record che ha ritoccato non solo di qualche giorno: come se avesse migliorato il salto con l’asta di una cinquantina di centimetri. Kimi è istinto, diventa un tutt’uno con la vettura. Ma è anche freddo ragionamento e strategia, indispensabili per guidare la graduatoria iridata. Che fosse capace di tanto non lo credeva neanche l’uomo che più ha creduto in lui, quel Toto Wolff che nel 2024, quando era ancora minorenne, gli cucì addosso un programma di test con la Stella di F1 dal valore di milioni di euro.

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