Kimi Antonelli entra nella leggenda: a 19 anni e mezzo è il pilota più giovane di tutti i tempi a conquistare una pole position
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È poco più di un bambino, ma già è entrato nella storia. Anzi nella leggenda. No, non è affatto esagerato. Ieri Kimi, nell’ex Celeste Impero che è diventato il nuovo bengodi planetario della mobilità, ha conquistato la prima pole position della sua giovane e promettentissima carriera. Di per se, per i colori italici, è già una gran notizia. Dal punto di vista del pilotaggio, infatti, non siamo certo la Gran Bretagna e per trovare la precedente partenza al palo di un driver del belpaese bisogna riavvolgere il nastro di almeno 17 anni.
Era un sabato dell’estate al tramonto, il 29 agosto del 2009, quando Giancarlo Fisichella, sul mitico circuito di Spa-Francorchamps adagiato nella foresta delle Ardenne, segnò il miglior tempo nelle qualifiche del Gran Premio del Belgio che si disputa dal lontano 1924. In uno dei templi più eroici del motorsport, dove sono state scritte pagine epiche di coraggio e velocità, il pilota romano, con la sua Force India-Mercedes, riuscì a precedere di meno di un decimo di secondo il connazionale Jarno Trulli che invece cavalcava una Toyota.
Dopo questo dolce ricordo tricolore, veniamo alla vera impresa di Antonelli che ha una rilevanza molto più globale: Kimi Andrea, con il giro lampo di Shanghai, è diventato il pilota più giovane ad avere l’onore di scattare davanti a tutti in un gran premio vero nei 77 anni di Formula 1. L’avvenimento, non c’è alcun dubbio, è epocale e va molto oltre la performance indubbiamente buona del bolognese che aveva tutte le carte in regola per acchiapparla. È la certificazione che è un ragazzo fuori dal comune, cresciuto in fretta grazie alle doti del suo immenso talento che fa da trampolino di lancio ad un futuro travolgente.
Una pole a 19 anni 6 mesi e 18 giorni è la ciliegina su una torta di un percorso già fatto che lascia tutti di stucco e trasforma Antonelli in un fenomeno mai visto. Per di più orgogliosamente made in Italy. Kimi, non solo si porta a casa il fantastico record che dà l’impressione di essere solo l’inizio di una lunga serie, lo fa con nonchalance ma in modo estremamente autorevole e, soprattutto, nettissimo.
Al precedente primato, infatti, il ragazzo non ha tolto qualche giorno, ha riposizionato tutto il calendario. Per giunta fra nomi di predestinati che poi sono cresciuti tutti come campioni conclamati.
Il pupillo di Toto Wolff subentra al 4 volte campione del mondo Sebastian Vettel che si era presa la pole a 21 anni, 2 mesi e 11 giorni al Gran Premio d’Italia a Monza guidando la cenerentola italiana Toro Rosso-Ferrari. Migliorare il primato di quasi due anni, non sembra possibile. Il tedesco, a sua volta, nella specialissima classifica di gioventù, precedeva altri autentici assi come Leclerc (l’unico non ancora campione del mondo), Alonso, Verstappen e Norris tutti come Seb ventunenni. Kimi ha spostato l’asticella rispetto a tutti gli altri e di parecchio. Per fare un raffronto, il campione più vincente di tutti i tempi, Lewis Hamilton che di pole position ne ha collezionate 104, ottene la prima a 22 anni, 5 mesi e 3 giorni.
A difesa dell’inglese ora ferrarista, però, c’è da dire che nell’anno di esordio in F1, sempre a 22 anni, Lewis vinse delle gare combattendo con un compagno di squadra certamente non inferiore a Russell: Alonso, infatti, era bicampione del mondo in carica ed il rampollo britannico buttò il Mondiale perdendolo solo all’ultima gara. Antonelli, fuori dalla macchina, è molto maturo, sempre analitico e obiettivo, pronto a riconoscere le cose fatte non perfettamente. Nell’abitacolo è velocissimo e consistente, ma ancora non esente da qualche errorino sempre in agguato in questa nuova F1 che richiede, più che mai, doti strategiche. Ieri Andrea si è presa la pole facendo il suo, quello che aveva fatto già a Melbourne e nella qualifica sprint a Shanghai. Davanti a lui non c’era però il compagno Russell infastidito da problemi tecnici. Oggi il Gran Premio di Cina scatterà alle 8 ora europea (diretta su Sky).
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