F1, non si correrà in Bahrain ed in Arabia Saudita: la guerra nel Golfo non lo consente
La notizia era nell’aria, ora il taglio si è concretizzato. Il Gran Premio del Bahrain a Sahkir, in calendario il 12 aprile, e quello dell’Arabia Saudita a Jeddah, programmato per la domenica successiva 19, non si disputeranno. L’annuncio è dato da numerosi media accreditati che verificano a fondo le proprie fonti e di solito sono vicine al cuore dei dossier. L’esito non poteva essere diverso perché, anche se le bombe si fermassero ora, i pericoli resterebbero troppo elevati a portare al centro del Golfo martoriato dalla guerra un Circus tanto numeroso e sempre sotto i riflettori globali.
Finora non c’è stato un comunicato ufficiale e non hanno rilasciato dichiarazioni in proposito ne Stefano Domenicali, presidente e Ceo della Formula 1 a sua volta controllata dall’americana Liberty Media, ne Mohammed Ben Sulayem, numero uno della FIA, la Federazione Internazionale. I due che hanno in mano il timone della carovana della velocità. Il calendario della F1 è stato sforbiciato e le due gare non verranno sostituite o recuperate, facendo scendere il totale da 24 a 22 appuntamenti.
Quindi dal Giappone il 29 marzo si andrà direttamente a Miami il 3 maggio. Oltre un mese di buco per i tifosi, settimane di lavoro per recuperare a disposizione dei team che inseguono la Mercedes. Ci sono altri 2 GP nell’area, il Qatar ed Abu Dhabi, ma chiudono la stagione e c’è tempo per le evoluzioni. Tornando alla Cina, il semaforo della gara si spegnerà domani mattina alle 8 ora europea (diretta su Sky).
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