Auto elettrica, la transizione procede a due velocità: in Europa va, in Italia arranca |
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Che l’Europa non sia ancora perfettamente allineata non è una novità. Spesso, fra i vari paesi dell’Unione, ci sono delle divergenze anche sostanziali che gli approcci dei vari governi, di visione e colore diversi, faticano ad assottigliare. Certo non è facile pianificare interventi in una fase complessa come quella attuale quando anche gli aspetti più certi tendono a vacillare. Nel vecchio continente uno dei settori fondamentali è senz’altro la mobilità. Per gli interessi che muove, per il fatturato che genera, per le persone che impiega e per il contributo vigoroso che dà al Pil. Poi gran parte delle merci si movimenta su gomma, influenzando l’ambiente e lo scenario economico per i risvolti che genera sui prezzi.
Sia come sia, l’auto ha sempre avuto un mercato ed un’industria rilevanti che si affacciano su altri continenti alimentando la nostra bilancia dei pagamenti. Per decenni siamo stati in competizione con il Nord America per chi aveva i prodotti migliori e la nostra ingegneria ed il nostro “gusto” hanno spesso avuto partita vinta. Sono stati proprio i costruttori europei, magari guidati della Germania, ad accompagnare la Cina quando, non molto tempo fa, faceva i primi passi nell’automotive. Adesso è un periodo di grandi cambiamenti: le vetture sembrano in grado di muoversi senza inquinare e una compagine, che prima era........