Disagio giovanile, Veltroni: «L’appello dei ragazzi va ascoltato, ansia e competitività li schiacciano»

«La parola chiave è ascoltare, ad ogni livello. Spero che l’appello dei ragazzi di Padova non cada nel vuoto». Walter Veltroni oggi – dopo la sua lunga esperienza politica – è un intellettuale che pone domande e sollecita riflessioni. Alla fast society degli influencer e del populismo contrappone la fatica dell’ascolto. E da tempo ha messo il focus sulla solitudine dei ragazzi, che fa da sfondo al suo ultimo romanzo: un noir che si sviluppa nelle tante facce di Roma e che prende il via da una giovanissima ragazza trovata impiccata.

Lei parla della solitudine di una generazione come di un’emergenza sociale. Perché?

«Penso che la coincidenza di due fattori, il Covid e gli smartphone, abbia creato una condizione assolutamente unica nella storia delle nuove generazioni. Ce ne si rende conto avendo l’umiltà di pensare a cosa possa essere stato il Covid per i ragazzi: la scuola in Dad, non poter fare la festa di 18 anni e ancora a quante partite di calcio sono saltate, a quanti baci, quante feste, quante occasioni mancate in quel momento della vita che presuppone il volo lontano dal nido. E invece il Covid ha riportato tutti loro chiusi e sbarrati nel nido».

Lettera dei rappresentanti d’istituto alle istituzioni dopo i suicidi di una ragazza del Cornaro e di Annabella Martinelli. «Perfezionismo, ansia da prestazione e paura del fallimento sono molto diffusi»

Il modo per evadere erano i social.

«C’è un libro di Jonathan Haidt che si intitola “La generazione ansiosa” che dimostra come dal 2007 in poi, da quando sono arrivati i social, il livello di disagio, di crisi psicologica, di........

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