Meloni e la cena del rilancio con i vice: “Ora ingranare le marce alte e portare risultati”
Giorgia Meloni durante le comunicazioni in Senato. Al suo fianco, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini
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Da sinistra: Giusi Bartolozzi, Andrea Delmastro, Daniela Santanchè e Maurizio Gasparri
Vertice a cena, una cosa molto Prima Repubblica, inedita finora per la premier, non tanto e non solo per fare il punto della situazione quanto per passare alla fase due, il rilancio dell’azione del governo dopo la turbolenta settimana iniziata con la vittoria del No al referendum sulla riforma della giustizia. Le questioni sul tavolo sono tantissime, dalla politica estera al nodo degli approvvigionamenti energetici, con il gasolio che raggiunge picchi a 2,7 euro al litro (l’idea sarebbe di confermare la proroga del taglio delle accise che scade il 7 aprile), all’ira degli industriali per i tagli a Transizione 5.0 nel decreto fiscale, fino al pressing delle opposizioni che spingono perché la premier si presenti in Parlamento per chiarire cosa sta accadendo nel governo.
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Già, cosa sta succedendo? Di preciso, forse, non lo sanno nemmeno i diretti interessati ma qualcosa lo diranno i sondaggi della prossima settimana sulle intenzioni di voto, primo banco di prova per capire quanto la partita del referendum e il modo in cui è stata gestita è pesata sul consenso, non solo in termini di numeri – lo scenario peggiore, temuto da Fratelli d’Italia, è il calo di due punti percentuali – ma anche sotto il profilo di quel “tocco magico” che la premier potrebbe aver perduto, come continua a dire la ‘Cassandra’ Renzi, con la sua prima sconfitta. L’interim di Meloni al ministero del Turismo si dovrebbe chiudere in tempi brevi, cosa che potrebbe non verificarsi per il “caso” Daniela Santanchè che, a quanto pare, non ha lasciato subito la chat dei ministri generando perplessità tra i suoi ex colleghi.
Daniela Santanchè non ha lasciato subito la chat dei ministri generando perplessità tra i suoi ex colleghi.
Non solo. Nel sabato di riflessioni di Palazzo Chigi non può essere passato inosservato il monito di Sergio Mattarella e il richiamo alla responsabilità in un contesto globale “caratterizzato da continue tensioni e aggressioni che hanno travolto stabilità, sicurezza, con gravi attacchi ai diritti più elementari delle popolazioni coinvolte”. Questo si attende il Colle dal governo e del resto chi era presente venerdì in Consiglio dei ministri racconta che la presidente del Consiglio ha esortato la sua squadra a “ingranare le marce alte e portare risultati”. Il voto anticipato, che nelle considerazioni della maggioranza spiazzerebbe le opposizioni, che non sono ancora pronte con il campo largo, non è un tabù ma dopo aver fatto della stabilità del governo il proprio cavallo di battaglia sarebbe imbarazzante spingere la legislatura verso la fine, prima della scadenza naturale.
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Senza contare il fatto che sulla riforma della legge elettorale che martedì approda in commissione alla Camera i nodi da sciogliere non sono pochi tra premio di maggioranza, ballottaggio e liste bloccate. Peraltro, in settimana, il presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso ha messo le mani avanti: le sentenze della Consulta già uscite in tema di legge elettorale sono "riferimento” imprescindibile per valutare anche la nuova. Il testo avrà quattro relatori di maggioranza e vista l’esperienza della riforma della giustizia il testo non potrà essere blindato.
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