Inseguì la ex dal Perù a Macherio e la uccise a mani nude. Ora chiede la giustizia riparativa

Guglielmina Sanchez Nunes Iada, 34 anni. A destra, una foto insieme ai suoi due figli

Per approfondire:

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Macherio (Monza Brianza), 13 marzo 2026 - Chiede di venire ammesso alla giustizia riparativa al processo che lo vede imputato di avere perseguitato la ex compagna e di averla poi uccisa strangolandola a mani nude, per postare infine sul profilo della vittima un selfie accompagnato dalla scritta "Verdadero amor", il "vero amore".

Per Alexander Vilcherres Quilla, peruviano di 34 anni che lo scorso luglio ha causato a Macherio la morte di Geraldine Nuñez Sanchez Yadana, una 33enne da cui ha avuto due figli di 17 e 13 anni ora rimasti orfani, il rischio è quello della condanna all'ergastolo. L'uomo, detenuto in carcere, si è presentato questa mattina davanti alla Corte di Assise di Monza per la prima udienza del dibattimento per omicidio volontario aggravato dalla relazione affettiva avuta con la vittima e anche di stalking, reati che riuniti insieme potrebbero contribuire ad innalzare fino al massimo la pena destinata al 34enne.

Al processo si sono costituiti parti civili per ottenere un risarcimento dei danni con gli avvocati Serena Trope ed Ernesto Sarno i due figli (il più grande a giugno diventerà maggiorenne), la mamma della vittima, Juana e anche lo zio, Andres. Per l'imputato nessuna udienza preliminare né possibilità di chiedere riti alternativi per ottenere lo “sconto” di un terzo della pena: la gravità delle accuse contestate lo mandano direttamente davanti alla Corte di Assise. L'obiettivo è quindi quello di ottenere delle attenuanti che diminuiscono la pena, come quella della giustizia riparativa, un percorso che prevede una serie di incontri dell'imputato con le vittime del reato focalizzati a responsabilizzare l'autore e ricostruire i legami sociali.

Gestita da mediatori esperti, si basa sulla partecipazione volontaria. Un esito positivo può essere valutato dal giudice per la determinazione della pena o come circostanza attenuante. La questione verrà esaminata nella prossima udienza ad aprile. “Non volevo ucciderla, la amavo”, ha detto Alexander Vilcherres Quilla quando ha confessato il delitto durante l'interrogatorio per l’udienza di convalida del fermo, eseguito dai carabinieri che lo avevano sorpreso mentre tentava di fuggire. Erano stati i due figli a lanciare l’allarme quando non avevano visto rincasare la madre la sera dal suo lavoro come badante, con cui manteneva sé e i suoi ragazzi. Geraldine aveva deciso di lasciare il Perù insieme ai figli per sfuggire all’ex che la maltrattava e la picchiava regolarmente. Ma l'ex aveva raggiunto la donna a Macherio, dove viveva nel casolare abbandonato vivendo di espedienti e furtarelli e voleva convincerla a tornare insieme a lui.

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