(Cercare) Raffaello in carcere, l’arazzo del riscatto è alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana. “Noi, stretti nella Scuola di Atene” |
I detenuti hanno scelto i personaggi da inserire, pure Homer Simpson
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Così Raffaello entra in carcere, “non certo su gradini di marmo tirati a lucido”, spiega l’artista Mattia Cavanna che - con la Fondazione Francesca Rava - ha guidato i laboratori in sei istituti penitenziari, dal Beccaria a San Vittore, dal carcere minorile di Bologna alla Casa di reclusione femminile della Giudecca. Il risultato è in mostra fino al 30 marzo, nella sala del Foro Romano della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, con ingresso libero (l’ultimo alle 17.30). Ed è qui, a una manciata di metri da Il Cartone preparatorio per la “Scuola di Atene” di Raffaello Sanzio custodito nella Pinacoteca Ambrosiana, che l’opera cinquecentesca entra in dialogo con (Cercare) Raffaello in Carcere, un arazzo di otto metri per tre.
Homer Simpson nell'arazzo
Rosa Parks e Mandela
Al posto di Aristotele e Platone ci sono Rosa Parks e Mandela, “che hanno dato una svolta a elementi di costrizione, di emancipazione, per l’inclusione democratica di donne e popoli”, ci guida nell’opera Mattia Cavanna. Le detenute hanno disegnato - a parte - anche le borsette di Rosa Parks immaginando cosa contenessero e si sono dipinte nella “Scuola di Atene“, con simboli che riguardano storie o frammenti di quotidianità; c’è un copertone di un camion a simboleggiare il viaggio per arrivare in Europa, un galletto spennacchiato, Marcel si è ritratto con una tartina alla Nutella, spalmata mentre si trovava al Beccaria.
"Evadere con l’arte”
“È un progetto che ci ha permesso di “evadere“ con l’arte e di sperare in un momento in cui, in cella, si rivive tutto il dolore in 3D”, racconta Maria, che ha disegnato il volto di Freud quando era a San Vittore e che oggi è libera. Una volta scelti i ritratti (o gli autoritratti) da inserire, venivano proiettati e riprodotti con gessi e pastelli a cera su scampoli di tela cuciti a mano, tra luci e ombre.
Hanno voluto inserire anche un astronauta che guarda la scena dall’alto: “Rappresenta l’uomo libero nello spazio, senza legami, senza sbarre”, continua Cavanna, che entrava e usciva dalle carceri con un pezzo alla volta, da inserire poi nella “gabbia prospettica”. “Abbiamo impiegato 12 mesi, da marzo a marzo, per ultimare l’opera – spiega dietro le quinte –: 55 visite da quattro ore ciascuna che sono l’equivalente di otto giorni interi in carcere. L’emozione di vedere tutto insieme è immensa”.
L'artista Mattia Cavanna
Cucire frammenti e vite
A cucire frammenti e vite è l’accademia Aldo Galli di Como, sotto l’ala di Ied, che ha curato anche l’esposizione e la continuazione del viaggio online (sul sito cercareraffaello.com si possono approfondire e “ascoltare“ i personaggi). In prima linea la restauratrice Tiziana Benzi: “È stato un lavoro molto silenzioso – sottolinea –. La delicatezza dell’opera era quasi confrontabile con gli arazzi di Raffaello che ho restaurato a Palazzo Ducale di Mantova: ho trovato tante similitudini. Un lavoro altrettanto faticoso: mi sono immedesimata in questa realtà, nella durezza dei ragazzi che hanno realizzato questi disegni. Il mio compito è stato quello di unire tanti frammenti e altrettante vite in un’unica opera d’arte contemporanea”.
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“Il confronto con Raffaello potrà suonare a qualcuno forse un po’ irrispettoso, goliardico. Ma penso che Raffaello avrebbe fatto un gran sorriso, perché anche lui cambiava volti – ricorda Mattia Cavanna –: ha messo la faccia di Leonardo da Vinci su Platone, quella di Bramante su Euclide. In questa reinterpretazione, ci abbiamo tutti messo la testa”.
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