Ondata di solidarietà alla donna lapidata per strada a Sondrio: “Coraggio, tornerai più bella di prima” |
Sondrio l'auto della donna presa a sassate e il carcere dove è detenuto l'aggressore
Per approfondire:
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SeguiciSondrio – “A vent’anni ho rischiato di morire in un tremendo incidente stradale. Ero convinta di aver ormai già dato a sufficienza, ma mi sbagliavo. Non faccio che pensare al dolore che hanno provato i miei genitori, che a quasi 80 anni non meritavano certo di ricevere un’altra simile botta”. Le riflessioni sono quelle della donna che soltanto per una manciata di secondi, unita alla tempestività di chi ha tentato in prima battuta di soccorrerla e ha dato l’allarme, non è morta per i colpi di pietra che un uomo, a lei sconosciuto, le ha inferto a capo e volto. Era il pomeriggio del Venerdì Santo, poco più di due settimane fa. Un’altra vita fa, per la vittima dell’aggressione che proprio a Il Giorno ha raccontato in esclusiva che cosa sia diventata la propria vita ora.
Dimessa martedì scorso dall’ospedale di Sondrio dov’era stata ricoverata d’urgenza e in seguito operata per la ricomposizione di una frattura multipla e scomposta della mandibola (che la dice assai lunga sul grado di furia con la quale il congolese di 37 anni ha infierito su di lei) la donna è ancora molto dolorante e la convalescenza si profila tutt’altro che breve.
Il congolese arrestato per l'aggressione a una donna a Sondrio
“Ho ferite in testa, non ho la sensibilità alle labbra, mangio tutto liquido attraverso una cannuccia, perché portare il bicchiere o il cucchiaio alla bocca mi risulta ancora troppo difficile” dice. E ancora: “Non posso ancora stare sdraiata e prendo gocce che facilitino il sonno e non mi facciano pensare a nulla. Ancora qualche giorno di riposo assoluto, poi magari potrò concedermi qualche breve leggera passeggiata anche perché questo stop forzato porta anche a una perdita importante di peso e tono muscolare”.
Il racconto
Alcuni passaggi del suo racconto sono particolarmente toccanti: il “buio” di 5 ore, successive all’aggressione (“Mi sono risvegliata alle 22 in ospedale: non so neppure dire se abbia perso i sensi oppure sia rimasta sempre cosciente, so solo che in quel lasso di tempo i files della mia memoria si sono danneggiati. È verosimile che la mente mi sia venuta in aiuto, come mi ha detto anche la psicologa dell’ospedale, mettendo in atto un meccanismo di difesa: non vuole farmi ricordare episodi così cattivi”), il non menzionare mai la figura dell’aggressore – un congolese di 37 anni incensurato, ora in carcere per tentato omicidio – ma soltanto ciò che le ha fatto e la richiesta, esaudita, una volta dimessa dall’ospedale, di coprire tutti gli specchi di casa. “Mi hanno detto che l’intervento è andato bene, ma io non ho ancora il coraggio di guardarmi. Temo di non riconoscermi più e questa evenienza mi fa soffrire in un modo che non riesco a spiegare”.
Dopo aver assalito la donna, l'aggressore straniero ha proseguito nella folle violenza tentando di colpire un’automobilista che si era fermata in aiuto
Le reazioni
Un particolare, questo, che non è sfuggito ai lettori, tanto che sul web sono comparsi diversi messaggi del tenore di questo di Giò: “Io auguro a questa signora di guarire in fretta e che diventi ancora più bella di prima, anche se non la conosco”.
Si porta avanti, alla luce di quanto accaduto, anche il discorso legato alla sempre minore sensazione di sicurezza. “Chiedo alle autorità, perché noi donne dobbiamo girare così con paura? Giro la sera in città alle nove e ho paura: l’altra sera stavo passando da un giardinetto davanti ai Carabinieri, era pieno di neri per fortuna me ne sono accorta perché al buio non si vedevano e sono tornata indietro di corsa … io ho passato tutta la vita in questa città e non ho mai avuto paura di nulla, anche quando ero una bambina e adesso ci sono in giro solo questi personaggi senza volto senza faccia senza nome, senza niente e senza paura. La paura ce l’abbiamo noi, loro ridono”.
Non mancano mai, inevitabilmente, le considerazioni di chi sarebbe disponibile a farsi giustizia da sé, di chi accusa certa politica e di chi individua, indiscriminatamente, il pericolo nello straniero. Tutti, nessuno escluso, tanto che capita che siano gli stessi stranieri per bene a voler prendere le distanze da tutto ciò. “Mi dispiace davvero tantissimo per la signora e le auguro una pronta guarigione – scrive Abdou - Ma, noi (non delinquenti) paghiamo sempre il caro prezzo, purtroppo. Spero che qualcuno capisca che non siamo qui in Italia per nuocere alla sicurezza e la stabilità di VIVERE ASSIEME. Una volta ancora, mi dispiace per la signora”.
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