La gelosia assassina di Daniele Re e il falso suicidio di Ramona Rinaldi. Per la Procura “impiccò la compagna dopo averla picchiata brutalmente” |
Gli inquirenti impegnanti nell'analisi della scena dell'omicidio
Per approfondire:
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L'aggressione e il contesto
Ma anche maltrattata per mesi, sospettata di ingiustamente di tradimento, seguita e controllata continuamente, fino all’aggressione avvenuta la notte tra il 20 e 21 febbraio dello scorso anno. La m orte di Ramona Rinaldi, trovata senza vita a 39 anni nella sua abitazione di Veniano, secondo il sostituto procuratore di Como Antonia Pavan, fu un omicidio volontario. Un’ipotesi che a luglio aveva portato in carcere il compagno, Daniele Re, 35 anni, per il quale ora è stato fissato il processo davanti alla Corte d’Assise di Como, che si aprirà a giugno.
Gli inquirenti impegnanti nell'analisi della scena dell'omicidio
Le indagini del Nucleo investigativo dei carabinieri di Como hanno passato in rassegna ogni dettaglio. Non solo le testimonianze da cui era emersa l’ossessione dell’uomo, e i condizionamenti sempre più pressanti a cui aveva sottoposto la vittima negli ultimi mesi, ma anche il monitoraggio dei consumi di elettricità di quella notte.
La dinamica del delitto
L’ipotesi è che il delitto sia avvenuto dopo un litigio, nel quale Re avrebbe aveva ripetutamente preso a calci sulle gambe la compagna, lasciandole diverse ecchimosi. Per poi strangolarla con la cintura dell’accappatoio o un laccio, trascinarla in bagno e appenderla alla barra di supporto della doccia, simulandone il suicidio. Re è inoltre accusato di maltrattamenti, per i controlli serrati alla vita privata della donna, le intrusioni nel cellulare, obbligandola a sbloccarlo con la sua impronta digitale, e nei profili social dove l’uomo andava a controllare ogni contatto.
Il controllo e la sorveglianza
I pedinamenti a casa dei parenti e sul luogo di lavoro, per verificare che gli avesse detto la verità, le videochiamate per verificare il luogo in cui si trovava, o chi c’era in auto con lei. Fino all’utilizzo di un’app per il monitoraggio degli spostamenti, e all’installazione di telecamere nascoste dentro casa. L’ultimo pedinamento era avvenuto il 20 febbraio, il giorno prima della morte: poi il litigio a casa e l’allarme lanciato alle 5 del giorno successivo, quando aveva detto ai soccorritori che la donna si era tolta la vita in bagno.
L'arresto e le indagini
Ma fin da subito quella versione non aveva convinto, aprendo la strada a consulenze e verifiche tecniche di ogni genere, raccolta di testimonianze, intercettazioni telefoniche. A metà luglio, Re era stato raggiunto da ordinanza di custodia cautelare e portato in carcere a San Vittore, dove si trova tutt’ora.
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