Cosa resta della Val Palot dopo il colpo di grazia della frana di Sonvico?
il rifugio Duadell era ristorante
Per approfondire:
Articolo: Pisogne, addetto allo skilift morto. La Procura: “L’impianto non era a norma”Articolo: La frana a Sonvico di Pisogne. I tecnici si calano in parete. Fori per inserire l’esplosivoArticolo: L’amaro dicembre della Val Palot: isolati dalla frana e senza impianti da un anno, dopo la morte di Angelo FrassiPisogne (Brescia) – La Val Palot ieri ha dato l’addio al turismo e all’accoglienza. Gli eventuali visitatori, almeno per i prossimi mesi e sicuramente fino a dopo l’estate, non potranno contare su nessun servizio di accoglienza. Sabato, ultimo giorno del mese di febbraio, è stato pure l’ultimo giorno per il rifugio ristorante Duadell, da qualche anno gestito da una famiglia che aveva scommesso tutto sulla struttura a fianco delle piste da sci, anche loro ormai chiuse. Nell’ormai ex stazione invernale non resta più nulla: le attrezzature sono state vendute e le piste si stanno trasformando in prati.
Quando era una località alla moda
Se tra gli anni ’80 e ’90 Val Palot era una località alla moda, frequentatissima, col tempo le presenze sono andate in decrescendo. La chiusura degli impianti, lo scorso anno, a causa della morte sul lavoro mascherata da incidente di un operaio e la frana che impedisce di salire dalla strada che da fondovalle porta alle frazioni montane, hanno dato il colpo di grazia. Restano un ricordo i giorni in cui migliaia di persone soggiornavano o passavano le giornate libere sui monti sopra il lago d’Iseo, in inverno sull’unica pista da sci d’acqua dolce del Bresciano e in estate in una delle più belle aree picnic della provincia.
Gli alberghi ormai chiusi
Sono un ricordo, anche, il bellissimo Albergo Togni e l’Albergo Rizzi, ormai abbandonati. Recentemente ha serrato i battenti l’ultimo albergo rimasto: la Stella, che era anche ristorante. La chiusura del Duadell dà il colpo di grazia. Non è più aperto nemmeno il piccolo negozio di alimentari, fino allo scorso anno definito un esercizio commerciale di frontiera, dove due fratelli vendevano formaggi tipici, pane fresco e altri generi alimentari e non di prima necessità, utili ai pochi residenti della zona, quasi tutti anziani. Senza l’afflusso dei turisti, tenere aperto in questo momento non è possibile.
Il negoziettodi alimentariera definito“di frontiera“
I servizi che restano
Restano, ma a Fraine, a qualche chilometro dalla Val Palot, verso il basso, una piccola rivendita alimentare, il circolo la Frainese e la trattoria Da Carlì. Porte chiuse anche negli agriturismi della zona e, per gioco forza, non stanno operando gli affitta camere e i bed and breakfast. Risulta abbandonato da tempo anche l’ex Centro di educazione ambientale che ospitava scolaresche e gruppi di giovani.
Per arrivare in Val Palot, dopo la frana di dicembre, precipitata sulla galleria paramassi e sulla strada all’altezza dell’abitato di Sonvico, si deve passare da Croce Marino, allungando di parecchio il tragitto. La via, poi, è tortuosa e stretta e da qualche tempo possono passare mezzi pesanti, che rallentano il viaggio ulteriormente.
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